Tel/Fax: +39 055.828315 info@motusport.it / Facebook
Triathlon mute, abbigliamento Triathlon muta, Allenamento Triathlon Bici, Triatleta - Triathlon, Mute Triathlon, Bici Triathlon, Abbigliamento Triathlon, Scarpe Triathlon, Accessori Triathlon 2xu, Zoot, x bionic
0
Passione Sportiva

Brand

Categorie

Novità sul Triathlon, Bici, Corsa e Nuoto

Campionati Italiani di Triathlon Medio nel segno di Molinari e Dogana

LOVERE uomini
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Erano i favoriti ...e si sono confermati! Giulio Molinari (GS Carabinieri) e Martina Dogana (Laser Tri Schio) sono i Campioni Italiani 2016 di Triatlon Medio (1.9k - 85k - 21k).
 
A Lovere (BG) le prime a partire sono state le Donne:
La prima ad uscire dalle fredde acque (16°) del Lago d'Iseo, è l'atleta delle Fiamme Oro Margie Santimaria, seguita a poca distanza Michela Menegon (Val di Merse Triathlon). Un minuto e mezzo dopo si porta in T2 in terza posizione Silvia Colussi del Forhans Team. Sui pedali Margie Santimaria riesce a mantenere la leadership per 30 chilometri e poi resta vittima di una foratura che pone termine alla sua gara. Michela Menegon si porta così in testa seguita da Martina Dogana, che recupera con autorevolezza il gap accumulato nella frazione natatoria. Marta Bernardi si tiene invece saldamente in terza posizione fino al rientro in T2. La frazione podistica è un discorso a due tra la Menegon e la Dogana, con quest'ultima che si porta al comando al termine del quarto dei cinque giri di corsa e va a vincere il Titolo Italiano 2016.
 
lovere donne
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Nella Gara Maschile i primi 1900 m di nuoto vedono Marco Dalla Venezia (Liger Team) uscire dall'acqua con 15” circa di vantaggio su Andrea Pederzollli del Cus Trento. Attardati di pochi secondi Giulio Molinari e Ivan Risti si portano in T2 rispettivamente in terza e quarta posizione.Nella frazione ciclistica Molinari ammazza la gara, portandosi in testa fin dai primissimi chilometri di frazione. Dopo 15 km ha già quasi due minuti di vantaggio su Alberto Alessandroni, che lo segue in seconda piazza. A poco meno di 30 km dalla fine della frazione, la rilevazione cronometrica vede Giulio Molinari in testa con quasi 5 minuti di vantaggio sul portacolori delle Fiamme Oro seguito con un minuto ulteriore di ritardo da Ivan Risti per la DDS. Pederzolli e Dalla Venezia sono rispettivamente quarto e quinto. In T2 arriva Molinari per primo, seguito a circa 5’ da Alessandroni. In terza posizione grande progressione per Federico Incardona che si porta in zona medaglie, precedendo nell’ordine Pederzolli, Risti e Dalla Venezia. La frazione podistica è una lunga passerella per Giulio Molinari che va facilmente a vincere il titolo, mentre alle sue spalle si consuma una prova appassionante e molto combattuta. Alberto Alessandroni, Campione uscente ingaggia un lungo braccio di ferro con Federico Incardona, che riesce ad avere la meglio su di lui solo negli ultimi due chilometri di gara, mettendosi al collo la medaglia d’argento.  
 
CLASSIFICHE:
 
GENERALE MASCHILE
 
CATEGORIE MASCHILI
 
GENERALE FEMMINILE
 
CATEGORIE FEMMINILI
 
CLASSIFICA TEAM
 
(Fonte ORGANIZZAZIONE GARA )
 
 

X-BIONIC FORNITORE DELLA GAZPROM RUSVELO AL GIRO D'ITALIA 2016

Il brand  X-BIONIC & X-SOCKS come fornitore ufficiale dei capi  underwear  della squadra di ciclismo autorizzata da UCI come Professional Continental Team, GAZPROM-RUSVELO è lieta di annunciarvi che per la prima volta nella storia prenderà parte a una gara di World Tour. Il team è stato infatti inserito tra le squadre che prenderanno parte al prossimo Giro d' Italia dal 6 al 29 maggio,come annunciato da Rcs Sport, ente organizzatore dell'evento.

 

Il direttore del Giro d'Italia, Mauro Vegni, ha spiegato così la scelta degli organizzatori:'' In questi ultimi anni abbiamo seguito la filosofia di sostenere il ciclismo italiano e, contemporaneamente,di valorizzare le richieste che provengono da squadre di tutto il mondo. Per questo abbiamo voluto tutelare il ciclismo italiano ma anche guardare allo sviluppo internazionale, che è uno dei nostri obbiettivi. Un concetto che vale per tutte le gare e rappresenta uno dei pilastri della nostra strategia adottata per la scelta finale delle wild card''

X-BIONIC & X-SOCKS ha messo a disposizione degli atleti tutta la  tecnologia dei prodotti per soddisfare le loro esigenze.

MOTUS è rivenditore ufficiale di prodotti X-BIONIC e X-SOCKS. Nel negozio di via Mecenate 18 ad Arezzo (AR) o negli store online www.motusport.it e www.motustriathlon.com puoi trovare per te tutto l'assortimento XBIONIC e XSOCKS a prezzi scontati.

 

 

 

 

NUOVO GARMIN FORERUNNER 735XT

In uscita sul mercato il nuovo GARMIN Forerunner 735XT che si affianca ai modelli Forerunner 920XT e Fenix 3 quale soluzione per gli appassionati di Triathlon, bilanciando dimensioni e peso contenuti con il sensore di battito cardiaco di tipo ottico.

Il suffisso XT identifica subito questo prodotto come un terminale adatto all'utilizzo da parte dei triatleti: questo vuol dire che è possibile tenere traccia di attività indipendenti di nuoto, bicicletta e corsa oltre che configurare la modalità triathlon con la quale tracciare le 3 attività che compongono questa disciplina come unica attività, incluse le fasi di transizione.

 

garmin_forerunner_735xt_1.jpg (64529 bytes)

Forerunner 735XT è basato sullo stesso chassis esterno adottato da Garmin per il modello Forerunner 235: dimensioni esterne identiche ma schermo leggermente ingrandito. L'interfaccia non prevede uno schermo touch ma 5 pulsanti posizionati ai lati; nella parte posteriore trova posto il sensore di battito cardiaco di tipo ottico, modello Elevate che Garmin ha integrato in molti nuovi prodotti presentati sul mercato da inizio anno.

garmin_forerunner_735xt_2.jpg (45524 bytes)

Le caratteristiche tecniche sono quelle ben note nei prodotti Garmin top di gamma destinati al triathlon, quindi Forerunner 920XT e Fenix 3 - Fenix 3 HR. In Forerunner 735XT Garmin ha implementato il calcolo del Suffer Score di Strava, un indice che al termine della prestazione sportiva permette di valutare immediatamente quale sia stato il livello di intensità del proprio allenamento tenendo conto dell'andamento cardiaco che è stato registrato. Questa funzionalità è da oggi disponibile anche per gli altri prodotti Garmin compatibili con Connect IQ, lo store di App sviluppato da Garmin per i propri prodotti.

garmin_forerunner_735xt_4.jpg (40333 bytes)

Altre importanti differenze tra Forerunner 735XT e Forerunner 920XT e Fenix 3 riguardano l'assenza dell'altimetro barometrico nel nuovo arrivato, accessorio che è invece in dotazione con gli altri due modelli, oltre che un'autonomia leggermente inferiore. Garmin dichiara un massimo di 14 ore di funzionamento con GPS e sensore ottico attivi, valore adeguato per la stragrande maggioranza degli utenti tranne coloro che si cimentano in un Ironman e non vantano una velocità elevata. L'autonomi inferiore ha però permesso di contenere dimensioni e peso, con quest'ultimo pari a soli 44 grammi.

garmin_forerunner_735xt_3.jpg (63976 bytes)

MOTUS è rivenditore GARMIN POINT ufficiale. Puoi vedere i dettagli ed acquistare il tuo nuovo GARMIN FORERUNNER 735XT cliccando qui

KUOTACYCLE e 707 TRIATHLON : NUOVA PARTNERSHIP

MOTUS è un negozio specializzato nella vendita di prodotti, abbigliamento ed attrezzatura specifici per la pratica del triathlon. Tra i marchi venduti da MOTUS non poteva mancare KUOTA, il costruttore italiano di biciclette che da sempre è attento e presente alle necessità di chi pratica triathlon. Con piacere segnaliamo l'accordo di partnership siglato per il 2016 con un importante club italiano.

Kuotacycle e 707 Triathlon Team sono orgogliosi di annunciare la loro partnership a partire dalla stagione 2016. La formazione guidata da Germano Raddi vedrà così atleti del calibro di Gregory Barnaby (1991), Riccardo Mosso (1994), Gabriele Salini (1982) ed Elisa Marcon (1994), specialisti delle distanze Sprint ed Olimpica, pedalare in sella alla biciclette Kuota.
L’azienda brianzola rafforza così la sua presenza all’interno del mondo triathlon, dove ha da sempre raccolto grandi risultati, confermandosi realtà attenta all’innovazione tecnologica applicata allo sport delle 2 ruote.
L’accordo con un team di punta come 707 rappresenta il completamento del progetto triathlon di Kuota che annovera tra i suoi pilastri gli atleti delle lunghe distanze come Danilel Fontana, Andi Boecherer, Matteo Fontana e Luca Cozza.  Inoltre Kuota è impegnata negli eventi delle triplice disciplina con il circuito Trio Events assieme ad altri partner di prestigio quali Garmin, Oakley e Santini. All’interno di questo progetto, a settembre, si svolge il KuotaTrioPeschiera dove gli atleti del 707 saranno sicuri protagonisti.
 
L’obiettivo del team 707 è quello di far crescere i migliori talenti del triathlon e nel 2016 essere al via con alcuni dei suoi tesserati alle Olimpiadi di Rio. Le ambizioni agonistiche riguardano inoltre i Campionati Italiani triathlon e duathlon e appuntamenti classici come Bardolino.



(Nella foto Pietro Illarietti, Marketing Kuota, e Germano Raddi, Team Manager 707 Triathlon).

KUOTACYCLE E IL FRENO A DISCO. VIDEO CON CHIAPPUCCI E FONTANA

#Kuotacycle presenta il nuovo video dedicato ai prodotti disc. Per farlo si è avvalsa di 2 testimonial d’eccezione quali Claudio Chiappucci , reso famoso dai risultati agonistici ma anche dalla sua abilità tecnica proprio nell’affrontare le discese più pericolose, e Matteo Fontana, triatleta campione del mondo cat. 18-24 anni nel 2014.
In questo video i 2 protagonisti hanno affrontato salite e discese estreme in sella a 2 differenti biciclette: Khan Disc per Matteo Fontana e Khydra per El Diablo Chiappucci.
2 prodotti dalle caratteristiche tecniche diverse a partire dalle geometrie, racing la Khan, ed endurance la Khydra.
Evidenziati anche alcuni dettagli tecnici come, i freni flat mount, il perno passante da 142 mm ed un diametro di 12 mm, il nuovo triangolo posteriore predisposto per gomme da 25 mm e la possibilità di sostituire il sistema torx con quello quick release.

Il tutto è riassunto in nemmeno 2 minuti. Buona visione!

 

TEST BIANCHI SPECIALISSIMA CV

IMG_9981-1

Specialissima é un nome storico per Bianchi, e non solo, visto che il termine “specialissima” é entrato nel passato nell’uso comune, ma lo si usa ancora oggi, per indicare la bicicletta da corsa tout court.

La casa di Treviglio ha recentemente riproposto questo modello andando a colmare una lacuna nella propria gamma, ovvero quello di una bici super leggera adatta alla salita. Non che la Oltre, nelle sue varie incarnazioni, non fosse una bici adatta anche a questo genere di esercizio, ma vista probabilmente la svolta che ha preso il mercato quest’anno, in cui si é vista una differenziazione più marcata tra bici aero e ultralight, in Bianchi hanno deciso di proporre questo modello, con evidente convinzione, tanta da impegnarsi a battezzarla con un nome cosi’ importante nella storia di Bianchi.

Veniamo alle caratteristiche su cui hanno puntato per realizzare questo modello. In realtà a livello di design non si ritrova niente di eclatante. La specialissima non presenta soluzioni “strane”, niente ammortizzatori, niente freni integrati o in posizioni alternative. Il design è piuttosto “classico”, perlomeno per una moderna bici in carbonio, con volumi ben proporzionati.

IMG_9991-11

La novità di questa bici si ritrova tutta “all’interno”, nella tipologia costruttiva, ed essendo una Bianchi questo si traduce nella tecnologia Countervail®. Questa tecnologia é ormai utilizzata da qualche anno, dall’introduzione sulla Infinito CV, sulle bici di Treviglio, ed é una caratteristica in cui Bianchi crede molto. Riassumendo brevemente si tratta di un materiale viscoelastico brevettato dalla Material Science Corp. che viene “annegato” nel layup del carbonio del telaio, e grazie alle proprietà meccaniche di questo materiale si riducono le vibrazioni trasmesse al ciclista.

IMG_9990-10

Se nel caso della Infinito CV, bici votata all’endurance (o della Aquila CV per triathlon lunghi) questo ha un interesse comprensibile, nel caso della Specialissima ad un primo momento lo risulta meno. In realtà lo scopo di questa tecnologia applicata ad un telaio ultraleggero è quello non tanto di renderlo più comodo sulle lunghe distanze, ma di renderlo maggiormente controllabile e meno “nervoso”, caratteristica questa che spesso viene criticata in questo genere di telai.

IMG_9992-12

Il telaio della Specialissima viene dato a 780gr in taglia 55 (in colorazione nera, in versione celeste qualcosa di più). La bici in test, in taglia 59 aveva un peso di 6,5kg. Bici montata Campagnolo SuperRecord completo, ruote Campagnolo Bora 35 tubolari, tubolari Vittoria Corsa CX 23mm, attacco manubrio, manubrio e reggisella  FSA Os99, sella San Marco Aspide Superleggera. Curati i particolari, come tradizione Bianchi, con tappo dell’expander e collarino reggisella CarbonTi in colore celeste. La geometria é la stessa della Oltre, quindi una geometria veramente racing per una bici “pronto gara”.

IMG_9985-5 IMG_9986-6

D’altronde questa bici é stata sviluppata in stretta collaborazione e con moltissimi test su strada dai professionisti del Team Lotto-Jumbo, come ci é stato spiegato durante la presentazione del prodotto, e la richiesta, quasi ossessiva, da parte dei corridori era “more stiffness“. Rigidità, rigidità, rigidità.

Già durante la presentazione un episodio fa ben capire se questo obiettivo sia stato raggiunto. Dopo un piccolo trasferimento in pianura, e dopo una salita di 7km, in cui si é potuto apprezzarne ovviamente la leggerezza, tutto il gruppo di tester e giornalisti vari si é buttato in discesa. Allo stop di fine discesa tutti si guardavano sorridenti e si scambiavano espressioni entusiastiche riguardo le capacità discesistiche della Specialissima.

IMG_9993-13

Questo genere di impressioni pero’ sono sempre da prendere con le molle. Normalmente alle presentazioni le bici sono preparate alla perfezione, nuove, luccicanti, lo staff dell’azienda é entusiasta e cerca di comunicare ovviamente questo entusiasmo, e non ultimo c’é un certo “ingarellamento” tra i presenti. Le cose cambiano spesso durante i test veri e propri sulle proprie strade, sulle proprie salite e con i propri riferimenti. E soprattutto, giorno dopo giorno, vengono alle luce gli eventuali problemi e si notano le differenze con il proprio “database” di prodotti già provati. Nel caso della Specialissima pero’ la sensazione giorno dopo giorno in discesa é stata sempre la stessa, ovvero eccellente.

IMG_9989-9

In salita la bici si apprezza chiaramente per la leggerezza. Il montaggio al top, ruote in primis, fa una certa differenza. Tanto che nemmeno si fa caso alla rapportatura “garaiola” 52-36 della guarnitura semicompact. In discesa pero’ questa bici é davvero “specialissima”: la confidenza é totale. Anche dalla prima discesa sembra di averla usata da mesi. In particolare la differenza con altre bici ultralight o di peso simile é la grandissima stabilità. La bici anche sopra irregolarità dell’asfalto o asfalto rovinato passa senza “scalciare”, come se il telaio fosse 1kg in più. Se questo dipenda dal Countervail o dal rapporto peso/rigidità non saprei dirlo, ma le capacità discesistiche di questa bici sono evidenti. La sicurezza che da é tale che si é portati a spingere fuori dai tornanti e togliere qualche secondo ai propri best sui segmenti Strava (che infatti arrivano). Anche rispetto la Oltre, con cui condivide la geometria, questa Specialissima é meno nervosa e richiede meno correzioni all’interno dei tornanti. In discesa quindi é un vero spasso. Recentemente ho provato la Trek Émonda, che già mi aveva sorpreso anche lei come eccellente discesista, ma questa Bianchi ha anche un filino in più, ben servita dalle Bora 35, che a mio avviso si confermano come ruote di riferimento nel genere.

IMG_9983-3

Avendo potuto provare in rapida successione la Émonda e la Specialissima mi viene naturale metterle a confronto, visto anche che sono bici della stessa tipologia ultralight. Sono bici che in salita rendono benissimo ovviamente, grazie al peso davvero basso, ma che, anche rispetto a qualche anno fa, non pagano il rovescio della medaglia dell’essere “scorbutiche” e poco rassicuranti in discesa, anzi. Differenza maggiore tra le due bici é la comodità, che sulla Trek é più marcata, grazie alla flessione del cannotto sella ed una geometria un po’ meno racing (tubo sterzo più alto a parità di taglia). Non che la Specialissima sia una bici scomoda, ed a livello prestazionale sono entrambe ottime, ma la Bianchi ha un’anima un po’ più corsaiola e senza compromessi, con una “punta” in più in discesa (ed un’estetica più riuscita a detta di chi scrive, ma sono gusti personali).

IMG_2437-2

Una bici senza falle quindi? Beh, il costo di 4000eu per il solo telaio e quasi 10.000 per la bici completa sono “tanta roba” come si usa dire…quindi fortunato chi se la potrà permettere. Per gli altri non resta che il classico “se vincessi al superenalotto…”.

Di in Magazine, Test 32

IMG_2412-1

BIANCHI: Roglic vice la CRONO del Chianti al Giro d'Italia

Roglic
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Primoz Roglic, sloveno della Lotto NL-Jumbo, vince la sua prima tappa in sella alla sua AQUILA, specialissima di BIANCHI per le prove contro il tempo, e fornitore tecnico della squadra olandese con licenza world tour.
 
Dicono gli esperti che il ventiseienne, proveniente dai trampolini dello sci, è un talento tutto da scoprire, considerato che aveva mancato la vittoria, al cronoprologo del Giro d'Italia 2016, per un solo centesimo.
  
Di sicuro il suo Team lo conosce bene, considerato che il meccanico della Lotto NL-Jumbo gli prepara la BIANCHI AQUILA anche come bici "muletto", mentre tutti gli altri ciclisti hanno una bici classica.
  
Le Bici BIANCHI sono in vendita nel nostro sito. Clicca QUI 
 
 
 
Bianchi-FAN-Shop-Blog
   

ARENA COMPRESSION APPAREL : ABBIGLIAMENTO PRE E POST GARA

 
Pre & Post Performance Compression Apparel è la prima linea di abbigliamento compressivo specificamente creata da arena per garantire ai nuotatori il necessario beneficio fisico prima e dopo l’attività sportiva ad alti livelli. Una linea assolutamente unica di capi tecnici rivitalizzanti sia in fase di preparazione sia in fase di recupero, in grado di supportare in modo straordinariamente efficace il corpo del nuotatore in fase di gare cosi come durante l’allenamento.
 
La nuova collezione apparel offre gli incredibili vantaggi della tecnologia Carbon, rivoluzionaria intuizione nel settore dei costumi racing che dal 2012 esprime tutta la sua indiscussa superiorità,
grazie in particolare alla Compressione Intelligente.
 
La gamma Pre & Post Performance Compression Apparel integra gli straordinari vantaggi della tecnologia Carbon con l’inserimento di taping in silicone posizionati strategicamente su parti specifiche del corpo – braccia, spalle e polpacci – per aumentare supporto e compressione, ottimizzando la prepa razione pre-gara e favorendo un rapido e totale recupero post-gara o post-training. La compressione graduata, mirata ai muscoli di queste specifiche parti migliora
circolazione ed ossigenazione in tutto il corpo, garantendo supporto ottimale contro stanchezza ed
estrema tensione, riducendo i rischi di infortunio ed alleviando l’affaticamento muscolare.
 
> Costruzione senza cuciture
> Tessuto ultrapiatto e leggero vestibilità perfetta
> Speciali fori laser per una totale totale traspirabilità
 
> Ideale da indossare prima e dopo la gara
> Da indossare per almeno 2-3 ore
 
LA SCIENZA AL SERVIZIO DEL NUOTO
La nuova collezione Pre & Post Performance Compression Apparel è frutto di un’intensa attività scientifica, di analisi e test condotti in collaborazione con la prestigiosa Scuola di Biotecnologia & Scienze Motorie dell’Università di Bologna, una partnership di cui il brand si avvale fin dal 2008.
Il team di ricerca guidato dal Professor Giorgio Gatta dell’università di bologna ha evidenziato che i capi della collezione arena Pre & post performance Compression Apparel garantiscono supporto ottimale al corpo nella fase post-training e post-gara, velocizzando i tempi totali di recupero di almeno 20 minuti rispetto ai 90 mediamente necessari per il ristabilimento della condizione post-attività.

Proprio in questo consiste lo straordinario vantaggio per i nuotatori: poter recuperare velocemente dopo ogni gara, ritrovando subito la condizione ottimale per essere al top nella gara successiva.
la linea Pre & post performance Compression Apparel può fare la differenza, favorendo in maniera decisiva il raggiungimento di performance da podio.
 
IL PARERE DEI CAMPIONI ARENA ELITE TEAM
Durante tutto il processo di sviluppo della nuova linea Pre & Post Performance Compression Apparel, Arena si è avvalsa anche della collaborazione dei grandi campioni dell’Elite Team,
i quali hanno fornito preziosi spunti dopo test di prodotto
 
 

La VITTORIA di MOLINARI al Challenge 70.3 di Rimini con i materiali giusti.

milinari bici
 
 
Una vittoria importante si costruisce anche con la scelta dei materiali giusti per affrontare le tre frazioni ed i due cambi di uno sport come il TRIATHLON.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
molinaritrag
 
 
 
Giulio Molinari, atleta élite del Triathlon Italiano, fresco vincitore del Challenge 70.3 di Rimini 2016, utilizza un body Zoot, che gli permette di nuotare, pedalare e correre al meglio; per la frazione ciclistica si avvale della E-119 TRI, il top di ARGON 18 (made in Canada e specializzata in carbonio Nano Tech), ed indossa un casco specifico per le prove contro il tempo, il BAMBINO Pro, della italianissima Kask.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Per la migliore selezione dei prodotti, in vendita nel nostro sito, cliccare le seguenti opzioni :
 
ARGON 18
 
ZOOT
 
KASK  
 
molinari arrivo
 

I costumi a compressione aiutano a recuperare lo sforzo dopo una gara di nuoto?

Grafico 1I costumi a compressione aiutano a recuperare
lo sforzo dopo una gara di nuoto?

 

 

 

 

Abstract

Gli effetti funzionali che si hanno usando indumenti “a compressione graduata” sono noti ed utilizzati da tempo in medicina vascolare. Il termine “graduata” sta ad indicare che l’indumento è costruito in modo tale da comprimere (la compressione è misurabile in mmHg) con intensità maggiore i distretti periferici del corpo, per poi ridurre gradualmente la sua azione avvicinandosi al cuore: esempio ne è la calza elastica, che diminuisce la sua compressione nel passaggio piede-polpaccio-coscia. Anche in ambito sportivo si prova da tempo a sfruttare queste proprietà.
In questo articolo è presentato uno studio sull’utilizzo di questi indumenti, per aiutare il recupero post gara del nuotatore.

Costumi a compressione e sport

Nello sport la prima applicazione di un indumento a compressione conosciuta è stata ai mondiali di calcio del 1998, quando i giocatori della nazionale francese hanno indossato durante il torneo calze elastiche, con l’obiettivo di migliorare la prestazione, attraverso una maggior ossigenazione ed un più rapido smaltimento delle tossine nella muscolatura del polpaccio. A seguire, si è sviluppato sull’argomento un notevole interesse e vi è stata un’ampia diffusione in diverse discipline sportive; al tempo stesso, tuttavia, si è creata molta confusione sugli effetti ed il corretto utilizzo di questo tipo di vestiario. Le molteplici ricerche sull’argomento - al 2013 erano già stati pubblicati più di 500 lavori di interesse scientifico - non hanno portato a facili interpretazioni a causa del sommarsi di effetti di molteplici elementi, quali:
il tipo di capo indossato (31 diversi studi con maglia, calzamaglia, tuta completa, manicotti, pantaloncini, calze, gambali),
il livello di compressione (indicativamente con valori da 10 fino a 40 mmHg),
il tipo di sport e la durata dell’attività studiata (sport di forza, di resistenza, di combattimento, …. ),
l’utilizzo per il quale viene indossato (prima, durante, dopo la gara o negli allenamenti)
a scelta del marcatore più indicato per verificare lo stato di affaticamento e quindi gli eventuali effetti prodotti dal vestito.

Secondo diversi autori, indossare un indumento a compressione durante la competizione non porta ad un vantaggio migliorativo (Doan 2003, Duffield 2008, Ali 2010). L’atleta in gara percepisce un maggiore controllo propriocettivo dei movimenti e una minore vibrazione muscolare, mostrando però scarsi effetti sulla qualità ed il rendimento del gesto. Inoltre, è eticamente molto discusso, in particolare nelle discipline del ciclismo e dell’atletica, il vantaggio che si può ottenere dall’indossare questo abbigliamento in gara, perché ritenuto in grado di fornire un’azione meccanica “non naturale” supplementare allo sforzo dell’organismo. A seconda dell’intensità e della durata dello sforzo, pare possa essere utile indossarli in allenamenti particolarmente stressanti e prolungati, tali da produrre stress cruenti sulla muscolatura (Chatard 2008). Risulta invece meno utile indossarli nella fase pre-competitiva, dove il loro effetto è principalmente orientato al mantenimento del riscaldamento corporeo. Le indicazioni più interessanti vengono dagli studi che hanno indagato l’azione prodotta dal vestiario a compressione come coadiuvante la fase di recupero post gara (Jakeman 2010, Born, 2013).

Recupero e costumi a compressione

A seguito di una attività sportiva, la metodologia dell’allenamento individua tre tipologie di recupero, che possiamo classificare a seconda della loro durata temporale:
a prima immediata (immediate recovery), individuabile nelle inevitabili pause per ristorare le singole azioni motorie che l’atleta ripete per allenarsi. Il nuoto, per sua ciclicità motoria, alterna contrazioni e decontrazioni muscolari e nelle seconde si individua il recupero immediato.
la seconda a breve termine (short-term recovery), riveste un ruolo molto importante durante le fasi di ristoro nei blocchi di lavori intervallati e coinvolge tutti i parametri che rispondono in “per primi” contro lo stress da sforzo.
la terza a lungo termine (training recovery), tiene in considerazione l’accumulo dei fattori stressanti non reintegrati e degli effetti cronici dovuti all’allenamento.

I nuotatori hanno il problema di recuperare al meglio gli sforzi effettuati in tempi ravvicinati e nelle diverse fasi delle competizioni. Si trovano quindi il problema del recupero “a breve termine” - che indicativamente dipende dal livello di allenamento del soggetto e mantiene alterato l’organismo per circa 1,30/2 ore nel post-gara - ma al tempo stesso anche agli effetti sommatori che diversi affaticamenti “a breve termine” determinano nei giorni a seguire la prima prova.

Tra le diverse pratiche di recupero le più comunemente usate nel nuoto sono le modalità di recupero attivo (Toubekis, 2005/2006/2008) - ginnastica/stretching e nuoto di defaticamento - e di recupero passivo – con vari tipi di massaggi -, mentre si stanno sperimentando altre tecniche, come l’elettrostimolazione (Neric 2009), i trattamenti con bagni a contrasto di temperatura e l’uso dei costumi a compressione. In questi ultimi la scelta sul materiale da indossare è orientata verso quello che il mercato, principalmente dell’abbigliamento del ciclismo, fornisce. Lo sviluppo tecnico però non poteva esimersi dallo studiare un materiale specifico per i nuotatori, tenendo in particolare attenzione le peculiarità della performance natatoria e tra queste, non di poco conto, la diversa influenza dell’azione gravitaria, con la posizione del corpo dell’atleta che passa dall’ortostatismo al clinostatismo. Arena Italia ha studiato per due anni il proprio costume a compressione e il prodotto finale è stato testato nei laboratori di Scienze Motorie dell’Università di Bologna.

Il test

Il protocollo definito per il test consisteva nel monitorare l’andamento di alcuni indicatori dell’affaticamento, dopo aver fatto eseguire, a 12 nuotatori di buon livello, una prova massimale di nuoto sulla distanza dei 400m a crawl. La prova di nuoto veniva ripetuta in due giornate diverse, una volta indossando il costume a compressione (Powerskin Recovery Compression, Arena, Macerata, Italy) ed una volta senza. L’obiettivo era quello di verificare se, indossando il costume a compressione durante la fase di recovery, si ottenevano delle variazioni (statisticamente significative: p > 0.05) nei parametri monitorati, rispetto alla condizione di controllo cioè senza indossare il costume. Prima di ogni prova veniva definita la “baseline”, cioè la situazione di completo stato di riposo del corpo, monitorato in “continuum” per 15 minuti, in una camera con temperatura confortante, luci soffuse e priva di disturbi sonori.
Gli indicatori neuro-fisiologici presi in considerazione sono stati diversi Parametri Emodinamici (pressioni, volumi, flussi, resistenza) e del Sistema Nervoso Autonomo (azione orto/parasimpatico).
Dopo la registrazione della “baseline” i soggetti eseguivano un riscaldamento standardizzato e, a seguire, una prova di nuoto massimale di 400m, dove erano misurati i tempi (totali e parziali) e le frequenze di bracciata. Conclusa la prova di nuoto, i soggetti tornavano nella situazione di completo riposo e veniva monitorata la fase di recupero. Come riportato sopra, gli stessi soggetti venivano testati, con la medesima procedura, in due giornate differenti, con e senza il costume a compressione. Dell’andamento dei diversi parametri misurati riportiamo qui alcuni più significativi.
Dai grafici (1 e 2) sono visibili le dinamiche della “blood pressure”. In tutti i grafici il primo step a sinistra sull’asse delle ascisse è la baseline. A seguire, l’analisi temporale riporta i 4 periodi di recupero investigati: da 20 a 30 min, da 40 a 50, da 60 a 70 e da 80 a 90 dopo lo sforzo. Le barre azzurre indicano i valori medi dei parametri registrati durante la giornata di “controllo” (senza costume a compressione), mentre quelle rosse si riferiscono alla giornata in cui gli atleti indossavano il costume a compressione graduata.

 

Nel grafico 1 sono riportati i dati della pressione sistolica (asse delle ordinate in mmHg). E’ possibile notare che i soggetti partono da una condizione di baseline uguale ma, dopo aver effettuato la prova di nuoto gli atleti che non indossano il costume nel primo controllo (20/30 min) presentano un valore medio di pressione sistolica sceso fino a circa 90 mmHg.

Grafico 1

Dopo un intenso stress fisico i valori pressori diminuiscono (vedi grafici), per poi risalire e ritornare alla condizione pre-prestazione (baseline) in circa 80/90 minuti. Nel grafico si evidenzia come la differenza tra i valori pressori alla baseline e le fasi di controllo del recupero sia statisticamente diversa nei primi 3 step, mentre indossando il costume questa differenza non risulti significativa.

Nelgrafico 2 è riportato l’andamento della pressione diastolica.

Grafico 2

Appena terminato lo sforzo, la pressione diastolica del gruppo di “controllo” scende a 50 mmHg, per poi evidenziare una cinetica simile a quella vista precedentemente per la pressione sistolica, ma con differenze significative rispetto alla condizione di baseline nei primi 2 step.
Gli andamenti visualizzati nei grafici 1 e 2 evidenziano come l’azione meccanica del costume a compressione abbia permesso di mantenere il livello delle pressione “non diverso” dalla baseline, intervenendo a “sostegno” dell’azione omeostatica impegnata nel recupero post-sforzo.

Nel grafico 3 è riportata la cinetica dell’ NN50. Questo parametro è indicativo dell’intervento del Sistema Nervoso Parasimpatico misurato nella dominio del tempo sul parametro della Variabilità Cardiaca. La Variabilità Cardiaca (HRV = Heart Rate Variability) è la naturale variazione nel tempo che intercorre tra un battito cardiaco e il successivo. E’conosciuta anche come variabilità RR, dove per R si intende il picco del complesso QRS di un onda ECG, e per RR la distanza tra due picchi R. Il parametro NN50 è indicativo del numero di intervalli consecutivi (RR) con differenza maggiore di 50 msec. L'analisi di questo parametro è un metodo di valutazione dello stato dei meccanismi di regolazione delle funzioni fisiologiche dell'organismo umano. L'equilibrio di tali sistemi (Simpatico E Parasimpatico) determina la capacità e il tipo di adattamento ad uno stimolo esterno, ciò che viene comunemente chiamata reazione di stress. L'adattamento, sia esso positivo o negativo è in funzione al grado di disturbo di tali meccanismi.

Grafico 3

L’andamento è graficamente leggibile: nei primi 2 step del recupero la differenza con la baseline è significativa in entrambe le condizioni (con e senza costume), ma nel terzo step (60/70 min dopo lo sforzo) rimane significativa solo nella condizione “senza indumento a compressione”. Questo significa che, quando i soggetti indossano il costume, ritornano alla condizione pre-esercizio in un tempo minore rispetto alla condizione senza costume. L’attività meccanica del costume sembra incida sull’attività parasimpatica cardiaca, riportando il cuore alla condizione di riposo in quanto agisce sulla riduzione della frequenza cardiaca (azione vagale)

Considerazioni

I parametri da noi osservati indagano l’andamento del ristoro post-sforzo nella short-term recovery. Nei soggetti del test risultano particolarmente alterati i fattori emodinamici ed è evidente l’attivazione del sistema nervoso autonomo per aiutare l’organismo al ritorno alla normalità. In questa situazione il costume a compressione graduata sembra svolgere un importante ruolo di supporto. I risultati degli studi condotti presso i laboratori di Scienze Motorie dell’Università di Bologna indicano che indossare il costume a compressione provoca un effetto migliorativo di circa 20 minuti sui tempi di recupero post gara, dopo una prestazione intensa di nuoto.

Tratto da: La Tecnica del Nuoto 2015
Raguzzoni M., Campa F., Servadei S., Cortesi M., Gatta G., Piras A.,
Scuola di Farmacia, Biotecnologia e Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Bologna

Editrice Aquarius Verona

 

Challenge Rimini: Giulio Molinari (ITA) e Ivonne Van Vlerken (NED) vincono l'ed. 2016!

logo challenge rimini 
1.9 - 90 - 21 k
Parterre d'eccellenza sia nella gara Elite maschile, che in quella femminile.
 
Tra gli uomini la frazione natatoria vede uscire primo dall’acqua l’italiano Marco Dalla Venezia, seguito a breve distanza da tutti i favoriti. Giulio Molinari si attarda leggermente in zona cambio ed esce in coda al gruppetto. Nulla di cui preoccuparsi comunque per l’italiano in forza al Gruppo Sportivo Carabinieri, che nel giro di soli 10 chilometri ha già recuperato la testa della corsa e si porta in netto vantaggio su tutti gli altri atleti. Ai 30 chilometri della frazione ciclistica Molinari ha già due minuti sul tedesco Christian Otto e sul vincitore uscente Filip Ospaly. Seguono a ruota il tedesco Wollner e Bittner. Al giro di boa della frazione ciclistica, attorno al 45esimo chilometro, Molinari aumenta il proprio vantaggio sugli inseguitori, mantenendo la testa della gara con un margine di quasi cinque minuti su Bittner e Ospaly. Al rientro in T2 Molinari ha decisamente aumentato il proprio vantaggio e si porta al cambio con otto minuti di vantaggio su Bittner e Ospaly. La frazione podistica per il carabiniere è una questione di gestione delle energie. Il ceco al 7° chilometro della frazione run passa Bittner e si lancia al disperato inseguimento di Molinari. Le velleità di Ospaly però durano poco e Bittner reagisce recuperando il gap e portandosi nuovamente in seconda posizione. Da qui in poi, quella di Bittner è una progressione decisa e definitiva. Sul traguardo Rimini esplode con un’ovazione per Giulio Molinari, indiscusso trionfatore con oltre 7 minuti sull’argento di Bittner. Ospaly da vincitore uscente dell’edizione 2015 onora la manifestazione con un più che onorevole bronzo e completa un podio di altissimo valore tecnico.
 
Challenge U 2016 
Tra le donne la più veloce in acqua è la britannica Drewett, seguita a ruota dall’italiana Veronica Signorini, all’esordio sulla distanza. Terza è Margie Santimaria per le Fiamme Oro, che tiene a bada la grande favorita Leanda Cave. Già dopo pochi chilometri della frazione ciclistica la Cave riesce a recuperare il gap che la separa dalla testa della corsa. Al passaggio al 30º chilometro la favorita ha Oltre 1’30” sulla Drewett, che precede Margie Santimaria di un ulteriore 1’30”. Seguono Veronica Signorini e Ivonne Val Vlerken, un minuto dietro alle prime tre. Al giro di boa della frazione ciclistica la Cave mantiene saldamente la testa nella gara con 2’30” sulla diretta inseguitrice, l’italiana Margie Santimaria. Ivonne Val Vlerken si avvicina a questo punto a grande velocità all’italiana, con pochissimi secondi di ritardo. Il rientro a Rimini dal giro di boa vede uno strepitoso split per Ivonne Van Vlerken, che passa la Santimaria e va a chiudere il gap sulla Cave. E’ proprio l’atleta olandese a portarsi al cambio in T2 con 15 secondi mi vantaggio. In terza posizione ottima prestazione in bici della portacolori delle Fiamme Oro, Margie Santimaria. La frazione podistica vede Ivonne caparbiamente in testa con un vantaggio sulla diretta inseguitrice, che si mantiene attorno ai 30 secondi per buona metà della gara. La Santimaria non riesce ad avvicinarsi più di cinque minuti alle prime due e perde progressivamente terreno. A velocità doppia l’outsider tedesca Julia Viellehner è autrice di una rimonta strepitosa nella frazione podistica e attorno a metà percorso si porta saldamente in terza posizione. Le atlete mantengono questa gerarchia fino al traguardo, con Ivonne Van Vlerken che innesca un decisa progressione e si porta sulla finish line con oltre quattro minuti sull’argento della Cave. Il terzo gradino del podio è occupato a buon diritto da quella che è sicuramente la più veloce podista di giornata, Julia Viellehner.
(Fonte Challenge Rimini )
Onore anche per le Atlete Italiane Martina DOGANA (CY LASER TRI SCHIO) giunta 4°à  e Marta BERNARDI (TRIEVOLUTION Firenze) 5°à all'arrivo.
 
Challenge D 2016 
 
 Classifiche Complete Sito FITRI (Clicca QUI)
 

ARGON18 E119 : REVIEWS

Argon18 is perhaps the biggest news in triathlon at the moment. Known as the 'other' Canadian bike firm, no one really expected a bike from them right now, but their timing couldn't be better. The E119 is the only major tri bike being released in 2015 (other than the LOOK 796 Monoblade). We got a good, detailed look at the bike in Las Vegas, and our initial impression is that Argon18 has put together an excellent platform that is sure to be very popular in the coming season.

From tip to tail, this is a very well thought out machine that takes the best practices from across the industry and integrates them into an excellent, coherent package. The first thing I want to get out of the way is how well I think Argon18 has done on their proprietary components, especially the brakes and the bars. Even though we sell our own products in that category, I have no problem recognizing great work when I see it elsewhere. And the E119 is the perfect example of that. Let's start with the brakes.

Brakes

Despite the relative maturity of tri bike design, brakes continue to be a sore spot for many athletes, and a headache for many bike manufacturers. Many brands simply slap on a cheap OEM product, despite the problems associated with their use. But a few brands have taken the considerable time and effort required to make a truly good integrated brake. I'm talking about Trek, Felt, Cervelo (though I'm mixed on the Maguras), and now Argon18 joins that exclusive club.

Argon18 told me that the design of these brakes required six months' effort from a dedicated engineer working exclusively on them. Having been there myself, I don't doubt it for a second. And the result was worth the effort. The front brake uses a mechanical design very much like that found in the Speed Concept, and our own Omega X. It features independent stance width adjustment, clean centerpull routing, and integrates right into the front fork. It works very well, and provides ample stopping power.
The rear brake is where things get complicated. Argon18 wanted to avoid the bottom-bracket location used on so many other bikes. To be fair, BB brakes are indeed tougher to install and adjust, based on their location and the fact that the crank obscures them to some extent. So Argon18 decided they'd integrate a brake into the seat stays. The only other bikes I can think of that do this are the Pinarello Bolide, and the new Trek Madone road bike. As in both of those cases, Argon18 managed to still use a centerpull design, avoiding any nasty exposed cables.
But due to the location and the tight space envelope, the rear brake is a very different beast from the front. First off, the cam doesn't move up and down, since there's not much room to go "up" from where it sits. So instead, it spins in place. The cam shape is such that it provides a lot of movement for the initial cable pull, then a more linear progression towards the end. That's how our Omega X works, and it means you can get away with leaving the brakes pretty wide for easier wheel changes with big tires. Or you can bring them in and just get more power for less cable pull. The brake arms, split into two pieces on the front brake, are one piece here. To achieve the same pad stance adjust, Argon18 had developed a very clever spherical roller that telescopes in and out of a threaded bore, actuaged by a small hex wrench. We have an image of that in the gallery. I actually wonder why they carry this over for the front brake, as it reduces the number of parts for the brake arm. Perhaps the engineer was a bit burned out at the time. Or perhaps it didn't meet the space envelope requirements for the front brake.
The rear brake uses two springs on this rear brake, which are both a bit weaker than the one up front, but combine to provide ample return strength. I suspect the brake will still be a bit sensitive to proper installation, as with any centerpull brake. But patience will reward the user with a very nice set of stoppers that show nothing to the wind. Again, I really applaud Argon18 for the fine work here.

Cockpit

For me, the front end of the bike is often the differentiating factor between a great bike and a mediocre one. And apart from brakes, that really means the bars and stem. Again, the E119 shines here. Without a closer look at the bars and actually installing one myself, I can't say for sure how the wrenching goes. But the bars look fairly simple to install and adjust. The are flippable, to provide a bit of stack height adjustment. The bikes in this picture had them in the standard "down" position, but they could be flipped to provide rise instead. That's the only adjustment you can make to the base bars, as there is no other stem or bar option available. Base bar height isn't usually considered the chief metric for tri bike fit, so the lack of bar adjustment won't matter for most riders. But if you know you're particularly sensitive to base bar stack, you'll want to research the E119 fit before taking the plunge here.

The top cover on the stem is not structural, and comes in two flavors. One is slightly lower profile and comes with the standard E119, flowing into the cable cover behind it. The one that comes with the E119+ is slightly taller, as it flows into the integrated storage box which adds a little more height than the stem and bars alone. Argon18 says each version will be available aftermarket, so the owner of one version can swap out to the other.
Pad stack is adjusted via the familiar extension spacers, and there's integrated extension angle adjustment. I didn't ask Argon18, but I'm not sure if the pads can be slammed right on top of the bars, with the extensions underneath. I don't really see a provision for that, though it could exist with additional hardware. Without that ability, the bike might be too high stack for some riders. Even with that ability, some very aggressive riders might have a hard time getting low enough.

Frame

Beyond those key elements, the bike is pretty straight down the middle. No gimmicky tube shapes, very good closure of the space envelopes between downtube/wheel/fork, vertical dropouts (yay!), wedge-style seat binder, and liberal use of truncated airfoils. Curiously, although the E119 uses the excellent Ritchey SideBinder style clamp, that clamp doesn't slide along a 10mm round rail as do other posts. That means it isn't compatible with the 10mm round accessories from XLAB and others. Instead, Ritchey created a tall hexagonal shape which they use to attach their own bottle carrier/storage unit. But that unit (and that seatpost) only come with the E119+. The standard E119 gets neither the carrier nor the hexagonal bore. Strange.

The seatpost telescopes at 78 degrees, making this a true tri bike, and meaning no one will have a hard time achieving a good saddle position on the bike. The crank is on the BB86 standard, not my favorite since it's not too friendly with 30mm spindles. I'd prefer to see BB30/PF30, or BB386EVO, or BBRight. But if you have a 24mm spindle crank that you like, it shouldn't be a deal-breaker by any means.

Conclusions

I really want to ride this bike. More than that, I want to build one up to see what it's really like. The Trek Speed Concept can be a notoriously difficult build, and can be tough to travel with. If there's an achilles heel to the ultra-integrated bike, it is always the ability to wrench and travel with. Pro athletes often have a manufacturer-provided mechanic who travels to key races to make sure everything's working correctly. But the age-grouper athletes don't have that luxury, and often have to become their own mechanics. This requires some intimate knowledge of the bike's ins and outs, and how the proprietary parts work. For example, the headset on the E119 requires a special tool to tighten. This tool comes with the bike, but you have to make sure to bring it with you should you ever need to fiddle with it. Forget it, and you could be out of luck on race day.
That said, I'm really excited about this bike. It's beautiful, very well designed, and I suspect it will be hugely popular this year. Check out the gallery below for more about this bike.
(articles & images by Nick Salazar) - from tririg.com
 

Brakes 

Here's an area near and dear to my heart. I'm very, very happy to see Argon18 abandon the TRP V-brake in favor of the far superior centerpull design. So far Felt, Trek, and now Argon18 have all developed their own excellent centerpull designs. I love this trend, even if it means I'll sell fewer brakes.

  • Interior of the front brake.
  • Interior of the front brake.
  • Interior of the front brake.
  • Interior of the front brake.
  • Argon18 developed a very clever rear brake for the bike, hidden within the seat stays. Due to its location, the cable has to take a rather strange path to get to that brake, but based on our quick look at interbike, it appeared to be working very well and without any excessive friction.
  • The E119 rear brake is a very complex bit of engineering, and appears to work quite well. We don't have experience with the installation of the brake, but adjustment looks quite good - as with the front brake, there is independent pad stance width (as on the Trek Speed Concept and our own TriRig Omega X brake). Bravo to Argon18 on the great work here.
  • The rear brake stance width adjustment.
  • The bolt-on cover for the rear brake.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Details 

From the tip of the aerobars to the back of the rear dropouts, Argon18 did an excellent job designing this bike. Here's a look at the details.

  • The E119 uses the same bars and brakes as its big brother the E119+, but skips the bento box in favor of a simple fairing for the cables. You can upgrade and buy the box later if desired.
  • The E119 uses the same bars and brakes as its big brother the E119+, but skips the bento box in favor of a simple fairing for the cables. You can upgrade and buy the box later if desired.
  • Argon18 makes clever use of the steerer tube as a hiding spot for the Di2 junction. Of course, the larger SRAM BlipBox will not fit in here.
  • Argon18 makes clever use of the steerer tube as a hiding spot for the Di2 junction. Of course, the larger SRAM BlipBox will not fit in here.
  • Split housing on the cable routing.
  • No brake down here! Just a cover plate for access to cable routing.
  • The E119 is built on BB86 - not my favorite bottom bracket standard, as it's not friendly to 30mm-spindle cranks.
  • Triple bottle bosses on the truncated-airfoil downtube. Very nice.
  • Looking down the business end.
  • Like Scott, Argon18 mounts their bento box using the de-facto standard M5 bosses spaced 63mm apart, just like water bottles. This means that in a pinch, you could swap the box out for any other box made by XLAB, TorHans, etc.
  • Curiously, the seatpost comes in two varieties. One features this large hexagonal bore, to fit Argon18's proprietary saddle mount. The other one doesn't have any bore at all. It's very weird that Argon18 didn't simply use the 10mm thru hole that's been so popular, and for which the accessory market has already developed some products. It's also odd that they made two versions of the seatpost - if you want to get the rear carrier for the lower-priced E119, you have to buy the E119+ seatpost. Seems like an artificial product differentiator.
  • Nice simple wedge-style seatpost binder.

Triathlon European Cup ETU Madrid 1° Maggio 2016

TRI ETU
Atleti italiani in evidenza all'ETU Triathlon CUP di Madrid disputata il 1° maggio u.s.
Sara Papais ha vinto la medaglia di bronzo, primo podio nel circuito di Coppa Europa per l'azzurra della TD Rimini, che si aggiudica il terzo gradino, alle spalle della vincitrice 'in solitaria' Lucy Hall (Gbr) e di Anneke Jenkins (Nzl), argento. Nella gara maschile, vinta dal norvegese Kristian Blummenfelt, top ten per l'azzurro Tommaso Crivellaro (DDS) che si è piazzato 10° assoluto. Doppietta in casa per gli spagnoli Antonio Serrat Seoane e Uxio Abuin Ares, rispettivamente secondo e terzo sul podio.
 
Fonte FITRI.it
 
Classifiche Complete (Clicca qui)
 

MIGLIORARE LA POSTURA NELLA CORSA CON LE SCARPE ALTRA RUNNING

L'importanza della tecnica

L'obiettivo di Altra è aiutare i podisti a evitare infortuni tramite l'insegnamento di una tecnica di corsa efficace e a impatto ridotto. Proprio come in altri sport, occorre ascoltare gli esperti per ottenere il massimo. Che siate principianti o agonisti di alto livello, la nostra iniziativa "Learn To Run" aiuta i podisti a correre meglio e in modo più salutare. 

Maintien du coureur

Imparare a correre

Lo scopo dell'iniziativa "Learn To Run" è insegnare ai corridori un metodo di corsa collaudato, efficace e sicuro per evitare infortuni e correre più velocemente con meno sforzo. Una volta padroneggiata, la tecnica adeguata consente di correre con più efficacia, meno fatica e minor rischio di infortuni.

Se praticaste qualunque altro sport prendereste lezioni, no? Proprio come il movimento di qualsiasi altro sport, anche la corsa può essere efficace e inefficace. Altra punta a far coincidere l'inizio delle lezioni di tecnica di corsa in tutto il paese con il lancio delle nostre scarpe, per aiutare i podisti ad imparare a correre in modo più semplice, veloce e con minor rischio di infortuni. Anche se siamo nati per correre, il nostro corpo deve essere in buona forma per essere davvero efficiente.

Le basi della tecnica di corsa

Durante la corsa, il corpo deve essere in posizione eretta, bilanciato e sporgere in avanti rispetto alle caviglie. I muscoli profondi devono mantenere la postura corretta e la schiena dritta. Il petto deve spingere leggermente in avanti e le braccia devono spingere indietro, mentre le anche e le ginocchia si estendono.

Le mani devono rimanere vicino al petto, effettuando un'oscillazione corta e contenuta. Spingere indietro le braccia e rilassarle portandole in avanti. Per aiutare le gambe a spingere in linea retta e il piede ad appoggiarsi in linea con il ginocchio piegato, le braccia devono muoversi avanti e indietro oscillando lateralmente il meno possibile, mentre i gomiti non devono arrivare mai davanti al tronco, a meno che non si corra a velocità molto sostenuta. Il tronco deve consentire ai piedi di sollevarsi rapidamente e di estendersi dietro al baricentro del corpo. I piedi devono poggiare sul terreno in linea con le ginocchia piegate, mentre la gamba inizia a spostarsi indietro sotto al corpo. Anche se il piede poggia sul terreno in posizione leggermente avanzata rispetto al corpo, si avrà la sensazione che si trovi esattamente sotto di esso. Molte persone appoggiano tutta la superficie del piede sul terreno nello stesso momento (appoggio del mesopiede). Tuttavia, a seconda delle caratteristiche genetiche, del tipo di scarpe indossate e della superficie su cui si corre, può verificarsi un leggero appoggio dell'avampiede o un leggerissimo appoggio del tallone.

L'appoggio del piede deve essere leggero e rapido, con una cadenza di circa 180 passi al minuto. Correre a piedi nudi può aiutare molto a comprendere e padroneggiare la tecnica corretta per la corsa.

Per prevenire infortuni:

Percorrere almeno 1/3 della distanza su superfici naturali o irregolari, quali ad esempio erba, ciottolati o sterrati: questo consente di bilanciare la propria struttura muscolare e di rinforzare i muscoli stabilizzatori.

Molti negozi di articoli sportivi stanno tenendo lezioni di corsa proprio in questo momento: rivolgiti al negozio più vicino! Qualora non lo faccia, esortalo a cominciare. Ci sono molti metodi validi per imparare la tecnica corretta, eccone alcuni:

  • Good Form Running
  • Huaraches Forum (A Wealth of Running Knowledge)
  • RunBare & the Barefoot Running Book (Clinics & A Great Book)
  • Barefoot-Running
  • Blog (Natural Running HQ)
  • Programmed to Run (il libro sulla tecnica di corsa più completo sul mercato)
  • Science of Running
  • Chi Running
  • Evolution Running
  • Pose Method

Altra esorta inoltre tutti i podisti a fare almeno un po' di corsa a piedi nudi. Oltre a imparare la tecnica corretta e a rinforzare i piedi, correre a piedi nudi porta anche molti altri benefici. Non vi è mai capitato di correre a piedi nudi finora?

Puoi vedere ed acquistare tutti i modelli di scarpe running ALTRA cliccando QUI

 

KUOTA TRIATHLON: SUCCESSI A CANNES, IN ITALIA E BRASILE

ETIENNE DIEMUNSCH VINCE IN FRANCIA,A CANNES. 
ANDREA PEDERZOLLI IN ITALIA NELL'IRON DELTA

CANNES (FRA): Etienne Diemunsch è il vincitore del Triathlon di Cannes che si è svolto in Francia nel week end. Diemunsch, che pedala su una Kuota Ktzero5 ha battutto Giulio Molinari e Andreas Raelert. La buona prestazione degli atleti Kuota è completata dal 6° posto di Daniel Fontana (3h:37':51”) e dal 25° posto di Fausto Fognini (Pool Cantù).

Una grande gara quella di Diemunsch che ha ottenuto la miglior prestazione tra i professionisti nella frazione in bicicletta.

Il francese che da anni pedala in sella alle bici Kuota si tratta di un'evoluzione verso le lunghe distanze dopo aver ottenuto ottimi risultati in precedenza nel Duathlon (campione del mondo nella Mix Relay), una vittoria in Coppa del Mondo ITU e diversi podi nella GP FFTRI con il suo club transalpino.

Nella stessa giornata, in Italia a Lido di Volano, Andrea Pederzolli ha vinto un altro triathlon denominato IronDelta. Per la giovane promessa trentina si è trattato del primo successo in una gara di 3h:48': 53”.

Brasile: Arriva invece dal Brasile un altro successo, questa volta con Florencio Barbosa che ha conquistato la competizione giovanile del 70.3 di Palmas dove Anja Beranek aveva ottenuto il 2° posto assoluto femminile.

CLASSIFICA CANNES:

1 DIEMUNSCH Etienne 03:32:08

2 MOLINARI Giulio 03:32:37

3 RAELERT Andreas 03:33:52

6 FONTANA Daniel 03:39:51

 

IRONDELTA:

 

1 PEDERZOLLI ANDREA CUS TRENTO  3:48:53

2 MASE’ NORMAN DOLOMITICA NUOTO  3:52:54 +4:02

3 GIACOPUZZI MASSIMO LIGER TEAM KEYLINE  3:53:59 +5:06

Nelle foto Barbosa (sopra) ed Etienne Demunisch (sotto).


KUOTA TRIATHLON: SUCCESSI A CANNES, IN ITALIA E BRASILE

 

ETIENNE DIEMUNSCH VINCE IN FRANCIA,A CANNES. 
ANDREA PEDERZOLLI IN ITALIA NELL'IRON DELTA

CANNES (FRA): Etienne Diemunsch è il vincitore del Triathlon di Cannes che si è svolto in Francia nel week end. Diemunsch, che pedala su una Kuota Ktzero5 ha battutto Giulio Molinari e Andreas Raelert. La buona prestazione degli atleti Kuota è completata dal 6° posto di Daniel Fontana (3h:37':51”) e dal 25° posto di Fausto Fognini (Pool Cantù).

Una grande gara quella di Diemunsch che ha ottenuto la miglior prestazione tra i professionisti nella frazione in bicicletta.

Il francese che da anni pedala in sella alle bici Kuota si tratta di un'evoluzione verso le lunghe distanze dopo aver ottenuto ottimi risultati in precedenza nel Duathlon (campione del mondo nella Mix Relay), una vittoria in Coppa del Mondo ITU e diversi podi nella GP FFTRI con il suo club transalpino.

Nella stessa giornata, in Italia a Lido di Volano, Andrea Pederzolli ha vinto un altro triathlon denominato IronDelta. Per la giovane promessa trentina si è trattato del primo successo in una gara di 3h:48': 53”.

Brasile: Arriva invece dal Brasile un altro successo, questa volta con Florencio Barbosa che ha conquistato la competizione giovanile del 70.3 di Palmas dove Anja Beranek aveva ottenuto il 2° posto assoluto femminile.

 

CLASSIFICA CANNES:

1 DIEMUNSCH Etienne 03:32:08

2 MOLINARI Giulio 03:32:37

3 RAELERT Andreas 03:33:52

6 FONTANA Daniel 03:39:51

 

IRONDELTA:

 

1 PEDERZOLLI ANDREA CUS TRENTO  3:48:53

2 MASE’ NORMAN DOLOMITICA NUOTO  3:52:54 +4:02

3 GIACOPUZZI MASSIMO LIGER TEAM KEYLINE  3:53:59 +5:06

 





Nelle foto Barbosa (sopra) ed Etienne Demunisch (sotto).
 

 

STRETCHING SI O STRETCHING NO ?

Eseguire lo stretchingStretching si o stretching no?

L’eterno dibattito sullo stretching per il runner: farlo o non farlo? Ecco alcune indicazioni sul perchè scegliere il metodo giusto di fare stretching prima e dopo la corsa

Gli anni ‘80 furono senza dubbio il periodo in cui la validità dello stretching come complemento dell’allenamento nello sport in generale e nel running in particolare, raggiunse il suo massimo splendore. Si passò dalla pratica dello stretching balistico, che si basava nell’esecuzione di una serie di rimbalzi, all’uso dello stretching statico. Fu il libro di Bob Anderson, uscito nel 1982 ad avviare questa autentica rivoluzione nel modo di intendere e praticare l’allungamento muscolare e tendineo. Da sempre attento alle novità provenienti dalla metodologia dell’allenamento, cominciai a praticare il nuovo metodo di stretching prima su me stesso e poi sui miei runners. Praticare stretching diventò pian piano un modo di socializzare a fine allenamento. Il tenere la posizione per 30”/40” dava senza dubbio sollievo. Passarono un po’ di anni e nel frattempo cominciai ad essere sempre meno convinto della sua efficacia. Fra il 1999 ed il 2000 consigliai ai miei allievi di smettere di fare stretching per vedere cosa sarebbe accaduto. Si stupirono del mio cambio di atteggiamento, ma mi seguirono. Non notai nessuna differenza di rilievo fra fare e non fare stretching.
Negli ultimi anni sulle riviste e sui libri specializzati sono apparse pubblicazioni che riportano idee contrastanti sull’utilizzo dello stretching in chi pratica sport. La crisi che mi colpì all’inizio dell’anno 2000, a quanto pare, ha colpito anche altri. Alcuni autori scrivono proprio che lo stretching fa male. Autorevoli ricerche scientifiche ( G. Alberti-L. Onagaro 2009) dimostrano che lo stretching del polpaccio e del quadricipite può essere negativo prima della pratica di sport di potenza che richiedono esecuzioni veloci e grandi applicazioni di forza. Tu che sei un podista, anche se vai forte, la velocità e la forza che esprimi nel tuo passo di corsa non è elevatissima quindi il problema non ti riguarda. Altre perplessità sono emerse in merito alla staticità dello stretching che sembrerebbe non faccia poi benissimo ai muscoli soprattutto se eseguita senza riscaldamento. La mia crisi fu generata dall’opportunità di fare stretching in forma statica. Quando lo facevo avvertivo gli stessi dolori di quando, come da bambino, il mio allenatore di calcio mi faceva fare lo stretching balistico e se ne infischiava del fatto che io avvertissi dolore. Ero molto perplesso sul fatto che sentire male facesse bene. E’ vero, Bob Anderson nel suo libro parlava di tensione facile e di tensione di sviluppo, ma non parlava di dolore. Nel pieno della mia crisi conobbi Jim e Phil Wharton, padre e figlio fisioterapisti di New York specializzati in running. Fu l’inizio della fine della mia crisi.
Nelle righe seguenti illustrerò quello che, per la mia esperienza, è il modo corretto di fare stretching.

Cosa è lo stretching? Letteralmente tradotto dall’inglese significa “allungamento”. Consiste nella pratica di una serie di esercizi utili per migliorare la flessibilità e la mobilità articolare. Si dice quindi che un muscolo è flessibile quando ha sviluppato una mobilità articolare tale da permettere ai vari segmenti interessati di muoversi nello spazio ed una estensibilità tale da permettere al muscolo di allungarsi facilmente. Detto questo, non pensare che voglia farti diventare “snodato” come un ballerino della Scala.
Ecco una serie di buoni motivi per fare stretching (F. Massini 2012).

  • Il gesto tecnico della corsa diventa più fluido
  • Contribuisce ad ottimizzare la preparazione ed il recupero di una gara o di un allenamento
  • Contribuisce ad ottimizzare il gesto tecnico delle corsa
  • Contribuisce ad attenuare la tensione psicologica pre gara o pre allenamento
  • Stimola la lubrificazione delle articolazioni
  • Facilita la circolazione del sangue
  • Contribuisce allo stato di salute generale
  • Migliora la consapevolezza del proprio corpo
  • Attenua lo stress
  • Predispone alla coordinazione dei movimenti
  • Pare anche che contribuisce a prevenire gli infortuni, affermazione ancora in fase di discussione.
  • Contribuisce all’aumento della temperatura corporea

Visti questi punti voglio vedere come farai a non fare stretching.
Anche sull’opportunità di fare stretching prima dell’allenamento o della gara c’è una gran discussione. Alcuni autori (J. Weineck 2013 ) suggeriscono di fare 5’ di riscaldamento prima dello stretching. Talvolta per noi podisti è impossibile, sembrerà strano, fare un po’ di corsetta in zona partenza allenamento o gara. Ecco perchè ho pensato a 3-4 esercizi di vascolarizzazione che hanno proprio lo scopo di preparare l’organismo allo stretching. Si tratta di eseguire delle spinte sugli avampiedi e delle raccolte delle ginocchia verso il petto. Ultimamente ho aggiunto anche 3-4 serie di 30” di camminata sul posto. Il metodo di stretching che propongo è una variante del metodo Wharton’s. Si basa sull’abbinare la respirazione all’esercizio: in fase di riposo si inspira mentre in fase di allungamento si espira.
Prima della gara i runners più agitati, che “sentono” emotivamente la gara devono eseguire gli esercizi lentamente con respirazioni piuttosto profonde, mentre ai più calmi consiglio un esecuzione un po’ più dinamica che prevede quindi una respirazione più frequente. Ogni esercizio è pensato per non caricare mai la schiena, viene ripetuto per 5-10 volte. Dopo la corsa consiglio di fare lo stretching al termine della doccia, in un ambiente asciutto e caldo. Mentre lo stretching del precorsa viene fatto in piedi, quello del dopo corsa, basandosi sempre sul principio della respirazione, viene fatto in terra, meglio su un materassino. L’ideale sia nel fare lo stretching del pre-corsa che dopo-corsa è applicare la respirazione diaframmatica o addominale. Chi non ci riesce basta che respiri piuttosto profondamente, ma senza mai rimanere in apnea. Questo sistema garantisce sempre afflusso di sangue ai muscoli con innegabili benefici.

(by Fulvio Massini from fulviomassini.com)

IRONDELTA di PRIMAVERA: Triathlon Medio al Lido di Volano

irondelta spring16 
Più di 350 atleti per l'IRONDELTA di PRIMAVERA, gara di "Medio" disputata domenica 17 aprile u.s. al Lido di Volano, sono la migliore conferma per gli organizzatori del Ferrara Triathlon, capitanati dal bionico Paolo Temporin.
 
La Gara NO DRAFT di metà Aprile su distanza 1,9km nuoto/ 90km bici/ 21,1km run, giunta alla quarta edizione, si consolida quale manifestazione di primissimo piano del Calendario Italiano Federale di specialità.
 
Per la cronaca (Fonte FCZ.it):
 
La gara ha visto tra gli uomini primeggiare Andrea Pederzolli: il portacolori del CUS Trento è rientrato alle gare alla grande, imponendosi con oltre 4′ di vantaggio su Norman Masè (Dolomimtica), con Massimo Giacopuzzi (Liger Team Keyline) giunto 1′ dopo, a concludere il podio.
 
Tra le donne, esordio nel triathlon 113 per la giovane azzurra Alessia Orla: la portacolori della DDS si è imposta con ampio margine, precedendo Silvia Colussi del Forhans Team e Barbara Davolio delle Woman Triathlon Italia.
 
CLASSIFICHE (CLICCA QUI)
 
 

COME SCEGLIERE UN CASCO DA SCI/SNOWBOARD

CONSIGLI PER LA SCELTA DI UN CASCO DA SCI/SNOWBOARD

Vi piace sciare a tutta velocità, tirare le curve al massimo, buttarvi in mezzo ai boschi e usare gli alberi come se fossero paletti da gara, fare salti e acrobazie negli snow park? Molto bene.

Sia che siate uno sciatore oldschool, sia che siate un freestyler o un freerider vi è sicuramente capitato di fare un incontro ravvicinato con una roccia, un albero, una placca di ghiaccio, un altro sciatore o perché no, con una bella sciatrice. Senza dubbio il casco è ciò che fa per voi. Il casco è leggero, tiene caldo e più di ogni altra cosa, può salvarvi la vita. Non ci pensate su troppo e procuratevene uno per la prossima stagione.
 

Ecco qualche consiglio per aiutarvi nella scelta del vostro casco
 

1. COM'E' FATTO UN CASCO?

Un casco da sci è costruito per proteggervi contro gli ostacoli che potete incontrare in montagna: rocce, altri sciatore, alberi, ghiaccio o cadute rovinose. In più un casco da sci possiede caratteristiche che i caschi da scalata o da skate non hanno: la protezione per le orecchie, la ventilazione regolabile, la protezione dal freddo e la compatibilità con una maschera da sci.

✓ Un casco è generalmente composto da due strati
Lo strato esteriore è formato da una superficie rigida che proteggerà la vostra testa contro gli urti e gli oggetti taglienti. Il guscio esterno permetterà di propagare l'urto su una grande superficie del casco, riducendo i rischi.
Lo strato interiore è composto invece generalmente di polistirolo espanso. Il suo obiettivo è di assorbire l'impatto e in questo modo evitare i traumi cranici. Lo strato interiore agisce come una mousse che si comprime assorbendo l'urto, lasciando intatta la vostra testa. 

✓ Tecnologia di fabbricazione
La tecnologia di costruzione IN-Mold permette di fondere, modellandola, la parte interna con quella esterna. In questo modo il casco sarà formato da un pezzo unico. Il vantaggio è che questa tecnologia di fabbricazione apporta leggerezza al casco, crea una ventilazione più performante e permette di assorbire meglio l'impatto in caso di urto.
Con la fusione classica invece il casco è costituito da due pezzi, la parte esteriore e lo spessore interno. Il casco esterno è fatto in plastica dura, mentre la parte interna in polistirolo espanso. Le due parti sono incollate insieme. Questa tecnica è meno costosa, ma il casco è più pesante ed è più difficile ottenere una ventilazione regolabile. 
 

2. COME SCEGLIERE UN CASCO?

Trovare la taglia adatta: dovete misurare la circonferenza della vostra testa; per questa operazione dovete munirvi di un metro da cucito e dovete posizionarlo sopra le orecchie e sopra le sopracciglia. Otterrete così una circonferenza che va dai 52 ai 65 cm circa. Una volta ottenuta questa informazione utilizzatela per scegliere un casco adatto alla vostra taglia.

Diversi criteri influenzano la scelta di un casco.

Peso: se scegliete un casco leggero, avrete la tendenza a dimenticarvi di averlo indossato e i vostri movimenti non saranno penalizzati dal peso.
Ventilazione: una buona ventilazione vi permetterà di regolare la temperatura intera e di far uscire il sudore. È preferibile per questo scegliere i caschi che hanno una ventilazione regolabile e che vi permetteranno di modificare il flusso d'aria mentre state sciando. 
Igiene: molti caschi hanno le protezioni interne e i rivestimenti estraibili e dunque lavabili.
Audio: certi caschi hanno delle cuffie audio integrate o hanno la possibilità di integrare le vostre cuffie.
Cuscinetti e fodere: certi modelli sono venduti con dei cuscinetti rimovibili per regolare il casco e adattarlo alla forma della vostra testa. Questi inserti possono essere rimossi e lavati, particolare da non sottovalutare visto lo stato in cui saranno dopo una giornata di sci. 

Non avete più scuse, misurate la vostra testa e compratevi un casco adatto. Ne va della vostra sicurezza, senza contare che l'uso del casco è obbligatorio per i minori di 18 anni e per accedere agli snow park
 
MOTUS è rivenditore ugfficiale dei marchi POC e SCOTT.
Per acquisti o dettagli sui caschi da sport invernali CLICCA QUI

CANNES INTERNATIONAL TRIATHLON 2016- Italiani protagonisti

cannetri
 
La Costa Azzurra, glamour per eccellenza, è sempre più meta del grande Triathlon. Nel weekend, appena trascorso, più di 2000 atleti, provenienti da tutto il mondo si sono sfidati nella 3° edizione del Cannes International Triathlon.
Due le distanze "atipiche" in programma; la "M" 1km natation/ 50km cyclisme/ 8km course à pied; e la "L" 2km natation/ 80km cyclisme/ 16km course à pied.....così dicono in Francia.
 
E l'atipico piace particolarmente agli Italiani, che sono stati protagonisti in entrambe le distanze: nella "L", Giulio Molinari, vincitore 2015, ha confermato il suo valore con il 2° posto, superato nell'ultima frazione solo dal francese Etienne Diemunsch; mentre fra le donne, solo la sfortuna di una caduta in bici ha negato il podio alla fiorentina Marta Bernardi, giunta 4° con una straordinaria dimostrazione di forza e orgoglio. Da segnalare poi il 6° posto dell'inossidabile Daniel Fontana fra gli uomini e l'8° di Carla Ciaudano fra le ladies.
 
Tutta un'altra storia sulla distanza "M", dove la bellissima e fortissima MICHELA SANTINI, atleta toscana al 2° anno di attività, ha vinto per distacco (e che distacco - 7' sulla seconda) la categoria.
 
Classifiche Complete (CLICCA QUI)
 
Cerimonia delle Premiazioni (FOTO)
 
La Vincitrice MICHELA SANTINI (Foto Facebook)
michela santini
 
GIULIO MOLINARI (Foto Facebook)
giulio molinari

COME SCEGLIERE LA MASCHERA DA SCI

La maschera da sci: scopri i consigli per la scelta

Quando si deve acquistare una maschera da sci, è molto importante valutare alcuni fattori fondamentali che possono far cadere la scelta su un prodotto rispetto ad un altro: materiale, forma, condizioni atmosferiche di utilizzo e compatibilità con casco o occhiali da vista.

Materiali:

Le maschere dei migliori brand sono realizzate in TPU (poliuretano termoplastico), per garantire un doppio vantaggio:
- deformabilità a qualsiasi temperatura, per evitare che la maschera diventi più rigida in caso di freddo intenso;
- miglior assorbimento degli urti, per evitare che possa spezzarsi e risultare pericolosa dopo un impatto.

Ottimizzazione per grandezza del viso:

Non tutte le maschere si adattano allo stesso modo al tuo viso: nell'assortimento MOTUS trovi sia maschere più ampie, che si adattano a visi medio-larghi, sia modelli più stretti, per visi medio-piccoli di donne e ragazzi giovani, sia maschere di dimensioni standard che si adattano a tutti i tipi di viso.

Condizioni atmosferiche di utilizzo:

Per affrontare qualsiasi condizione climatica, esistono maschere dotate di lenti specifiche, in grado di consentirti una visione ottimale in ogni situazione. Per essere sicuro di non trovarti mai in difficoltà, pensa alla possibilità di portare con te una maschera di ricambio adatta a condizioni diverse: ti eviterà qualsiasi problema di visibilità, consentendoti di goderti al massimo la tua uscita.

- Neve/nebbia:
  Lenti: trasparenti o gialle
  Utilizzo: aumentano il contrasto per garantire una visibilità ottimale in condizioni di luce bassa, maltempo, e in occasioni    speciali come le sciate in notturna.

- Nuvolose:
  Lenti: colorazione arancio o azzurre, ideali in condizioni di luce medio-bassa.
  Utilizzo: per chi vuole avere una maschera “multiuso”, capace di adattarsi a diverse condizioni

- Soleggiate:
  Lenti:  scure e/o specchiate con funzione anti-riverbero
  Utilizzo:  in giornate di sole, in primavera/estate sui ghiacciai.

- Variabili:
  Lenti: intermedie, con colorazione brown o leggera specchiatura
  Utilizzo: danno buona visibilità anche in condizioni di alternanza sole/nubi.

Un ultimo fattore da non sottovalutare è la compatibilità della maschera con il casco o con l'occhiale da vista: per quanto ormai quasi tutte le maschere da sci siano compatibili con il casco, esistono alcuni modelli che creano problemi di vestibilità e pertanto di difficile adattamento al volto.

Se sei invece portatore di occhiali da vista, sappi che esistono delle maschere specifiche sovraocchiale che permettono di inserire le tue lenti correttive all'interno della montatura della maschera.
 

Le caratteristiche di ogni singola maschera sono disponibili nella scheda del singolo articolo. In questo modo scegliere la vostra maschera da sci comodamente da casa nel nostro shop on line sarà semplice.

Per scoprire l'offerta MOTUS di maschere da sci CLICCA QUI

MOTUS è rivenditore di maschere da SCI a marchio POC e a marchio SCOTT

CATLIKE RAPID TRI & RAPID

rapieTri
 
Catlike RAPID e RAPID TRI sono i caschi usati dal Team Movistar, squadra ciclistica world tour, per le prove contro il tempo.
movistar tt
La versione "TRI" comprende tre punti di ventilazione posizionati strategicamente in modo da garantire ventilazione ed aerodinamica senza compromessi, per le distanze più lunghe specifiche del Triathlon.  
 
RAPID, RAPID TRI ed altri caschi CATLIKE sono acquistabili on line sul nostro sito: CLICCA QUI
 
 
Prodotto realizzato in collaborazione con l'Università di Granada 

I PARADOSSI DI SAUCONY CHE FANNO CORRERE VELOCE

Leggera come una scarpa da gara, ma ammortizzata come una neutra da allenamento. Oppure dinamica e reattiva, ma con un pizzico di struttura che la rende quasi una stabile. No, Maxi, ma dallo stile Natural. Possibile che in Saucony siano impazziti tutti quanti?

A dare un’occhiata alla loro ultima collezione di scarpe da running con gli occhi e le logiche più “tradizionaliste” si direbbe di si!

Eppure forse ci hanno preso anche questa volta….

 

 

isofit-partSono tra quelli che ritiene Saucony senza dubbio uno dei brand più innovativi degli ultimi anni. A differenza dei “grandi” brand dello sport, spesso costretti a compiere evoluzioni a piccoli passi per non rischiare passi falsi, marchi come Saucony, che pure è a pieno titolo tra i grandi del running market, negli ultimi 4 o 5 anni hanno dimostrato si sapersi muovere in modo rapido e dinamico. Tanta innovazione. Ricordiamo che Saucony è stata la prima a compiere una scelta molto radicale: abbassare i differenziali di tutte le sue scarpe da running a 8 mm. Una scelta che ancora oggi ha lasciato “per strada” tanti scontenti, qualche polemica in ambito scientifico, ma anche e soprattuto molti nuovi clienti, visto che le sue vendite sono in continua crescita.

Nella collezione 2015 credo abbia compiuto un ulteriore passo. Non soltanto lanciando la nuova tecnologia IsoFit, che in realtà va a risolvere qualche problema delle tomaie precedenti, ma soprattuto perché è riuscita a ricollocare tutti i suoi modelli in modo molto trasversale rispetto alle vecchie (e oggi ancora più insignificanti categorie A2, A3, A4… inpronunciabili…).

In catalogo ci sono evoluzioni molto interessanti di modelli ormai classici, come la Triumph, la Ride e la mitica Kinvara. Ma soprattutto ci sono due novità che alle prime possono lasciare interdetti: la Zealot e la Breakthru.

Proprio di queste novità vorrei parlare. E preparatevi perché sarà un viaggio complesso nelle nuove geometrie del running…

SAUCONY_BreakthruCominciamo dalla Breakthru che trovo una delle scarpe più belle con le quali abbia mai corso, se non fosse che il mio peso (74Kg) mi impedisce di utilizzarla per lunghe distanze.

La sua prima bellezza sta nella sua diversità: a guardarla ha tutte le sembianze di una calzatura da gara. Profilo dell’intersuola medio basso (anteriore 15 mm e posteriore 23 mm), ammmortizzazione moderata, che però privilegia la reattività. Questo modello rappresenta il primo dei paradossi di cui parlavamo all’inizio. Una scarpa molto leggera (solo 244 gr) per una ammortizzata neutra che si trova a cavallo tra una intermedia e una scarpa da allenamento quotidiano. E’ stata costruita con una tomaia estremamente leggera e traspirante, ma anche molto avvolgente. Le imbottiture della linguetta e del collare la rendono confortevole, pur non pesando sulla struttura. Interessante la zona mediale dell’intersuola, disegnata in modo da garantire un pizzico di resistenza in più che si traduce in un sostegno più accentuato della pronazione, utile ai leggerissimi pronatori, ma anche a chi eccede nella pronazione quando corre su distanze molto lunghe.

Dunque una vera scarpa da gara, costruita con un drop tradizionale. Per gli esperti di Saucony, metterei questo modello tra la tradizionale Mirage (da gara) e la Ride (da allenamento). Categoria? Non c’è: semplicemente dedicata ai runners di peso medio e leggero che hanno un buon passo e che cercano una scarpa leggera e rapida, ma con un pizzico di struttura.

saucony-zealotLa Zealot è i secondo paradosso di di Saucony. Leggerezza e flessibiità pura, per una scarpa pensata con un differenziale di soli 4 mm, per fare il verso ai modelli Natural e alle scarpe da gara più spinte, ma con un’ammortizzazione che è quasi pari a quella della della Ride. Con i suoi 235 grammi di peso viene da chiedersi: Scarpa da gara o da allenamento? Propenderei per la prima ipotesi. Guardando al resto della collezione, inserirei questo modello tra la Kinvara, icona dello stile Natural, e la Ride 8, scarpa da allenamento quotidiano molto leggera e dinamica.

L’intersuola è in Powergrid+, l’ultima generazione delle mescole di Saucony. Si tratta di un’Eva leggerissima e molto ammortizzata, che consente di lavorare con spessori più bassi rispetto al passato, pur mantenendo un buon livello di ammotizzazione. L’anteriore risulta molto ben ammortizzato con i 21 mm di spessore dell’intersuola, contro i 25 mm della talloniera, questo la rende più adatta a chi ha un appoggio più avanzato. Si pensi che la BreakThru ha uno spessore nell’anteriore di soli 15 mm (la Kinvara ne ha 18mm). La tomaia è molto simile a quella di Kinvara, con poche imbottiture al collare e alla linguetta e uno stile davvero Natural, più ispirato alla libertà e alla flessibilità totale che al contenimento.

E’ la scarpa giusta per chi cerca una falcata più libera e una corsa con un appoggio più incentrato su mesopiede e avampiede. Quasi una pantofola, che per la sua natura è più adatta ai runners neutri medio-leggeri e dalla tecnica di corsa efficace.

saucony-kinvara-6Kinvara 6 non è più un mistero nemmeno per i runners italiani. Negli Usa, la versione 5 è stata eletta scarpa dell’anno da Runner’s World. Essenzialmente perché calzarla è come non averla ai piedi. Natural nello stile, ma con un pizzico di ammortizzazione. La versione 6 è stata lasciata intatta nell’intersuola in Powergrid con uno spesso di 18 mm nell’anteriore e 22 mm nel tallone (drop 4 mm). Ciò che è vincente non si cambia, devono aver pensato in Saucony, tutta via è stato introdotto un nuovo sistema di allacciatura che avvolge la parte mediana del piede in una sorta di culla che lo rende più saldo. Il peso è di 218 grammi.

 

 

 

 

saucony-triumph-isoE’ quasi inutile parlare della nuova Triumph Iso. Da sempre la scarpa Top di Gamma (purtroppo anche nel prezzo), in questa nuova conformazione è una vera calzatura per l’allenamento di tutti i giorni. Morbida e ammortizzata, ma al tempo stesso capace di una discreta reattività. La tomaia è molto accogliente e morbida e il nuovo sistema di allacciatura Isofit compie un salto di qualità nella stabilità della calzata. So che qualcuno lo ha trovato fastidioso nella parte anteriore dell’allacciatura, ma come per ogni calzatura , è sempre bene verificare se sia adatta all’anatomia del proprio piede. La vera novità è però nell’intersuola, in Powergrid+, più leggero e più ammortizzato. In questo caso Saucony ha abbondato aggiungendo un mm di spessore rispetto al passato. L’intersuola è di 21 mm nell’anteriore e di 29 mm nel posteriore. Quasi una Maxi, dedicata a chi è più pesante e fa tanti chilometri.

saucony-ride-8-2Una grande sorpresa per me è stata la Ride 8. Devo dire che alle prime aveva suscitato in me un certo scetticismo l’utilizzo di una tomaia molto leggere e priva di rinforzi cuciti su una scarpa destinata a fare tanti chilometri. Dopo averci corso per più di un centinaio di chilometri devo rimangiarmi ogni perplessità. Credo sia una versione particolarmente riuscita, come al solito sempre più vicina ala sorella maggiore, la Triumph. La tomaia tiene bene anche il mio peso e il mio piede piuttosto piatto. Sorprendente l’intersuola che appare da subito morbida e ben ammortizzata. Lo è molto di più rispetto alla precedente versione, nonostante entrambe siano state realizzate in Powergrid. Lo spessore è di 18 mm nell’anteriore e di 26 mm nella talloniera, con un drop di 8 mm, esattamente come nella precedente versione. Il peso, solamente qualche anno fa sarebbe parso incredibile per una scarpa da allenamento, oggi quei 266 grammi della versione uomo non sono più un primato, ma rappresentano un buon compromesso. Tanto più che in questo modello si è fato largo uso di gomma abrasiva Ibr+ che la rende sicuramente più durevole. Inoltre, ho trovato interessante l’assetto della scarpa che, pur essendo assolutamente neutro e privo di supporti antipronazione, riesce a sostenere bene l’arco plantare e controllare i lievi fenomeni di pronazione che si possono verificare quando il piede è stato e gli appoggi sono più pesanti.

(from Runner's world - by Rosario Palazzolo)

MOTUS è rivenditore ufficiale di Saucony Running. Per dettagli e acquisti di tutta la gamma Saucony running CLICCA QUI

GU & PER4M NUTRITION PARTNER DEL CHALLENGE RIMINI 2016

Per4m e GU confermano la loro energia per Challenge Rimini.

Anche per il 2016 Challenge Rimini conferma la propria partnership con due aziende del calibro di Per4m e GU, che tornano quest’anno sui percorsi di questa prestigiosa manifestazione per nutrire le performance degli atleti in gara e garantire a ciascuno un’adeguata integrazione durante lo sforzo.
 
Per4m è un’azienda americana specializzata nella produzione di integratori per lo sport di alta qualità. Oltre alla linea “gym” l’azienda ha deciso di creare una serie di prodotti specifici per gli sport di endurance. 



GU è l’azienda che oltre 20 anni fa ha inventato il Gel energetico e che è assoluta leader mondiale in questo settore, con prodotti molto apprezzati nel mondo dell'endurance.
 
Parola di Matteo Cantieri, responsabile Nutrilife Distribution per GU e Per4m
Nutrilife è veramente orgogliosa di essere, per il terzo anno consecutivo, al fianco di Challenge Rimini. Con GU e Per4m saremo “l’energia" della gara fornendo a tutti gli atleti gel, barrette e sali, ovvero tutto quello che servirà per alimentarsi bene lungo i bellissimi percorsi della gara, che è ormai un punto fermo del calendario nazionale ed internazionale per tutti gli appassionati di triathlon”.

Scopri di più su
MOTUSPORT.IT

Per4m è un’azienda americana specializzata nella produzione di integratori per lo sport di alta qualità. Oltre alla linea “gym” l’azienda ha deciso di creare una serie di prodotti specifici per gli sport di endurance. Ai ristori di Challenge Rimini gli atleti troveranno la Honey Energy Bar nei gusti miele e banana e miele e cioccolato e l'Isotonic Sport Drink, una bevanda isotonica perfetta per reintegrare durante la gara.

My nutrition tips


Il blog di Veronica Signorini In sinergia con Challenge Rimini e in collaborazione con i nutrition partners, parte un nuovo progetto: My Nutrition Tips. In un blog Veronica Signorini, azzurra di triathlon e laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari, racconterà il suo percorso di avvicinamento alla mezza distanza di Challenge Rimini

GARMIN 630 230 235 : I NUOVI FORERUNNER PER RUNNERS

GARMIN 630 230 235 : I NUOVI FORERUNNER PER RUNNERS

Un lancio originale ed esclusivo è quello previsto da Garmin Italia per i tre nuovi prodotti dedicati al mondo della corsa a piedi: Forerunner 630 e Forerunner 230 a cui si aggiunge il Forerunner 235, il primo dispositivo con rilevazione della frequenza cardiaca direttamente al polso tramite tecnologia Garmin Elevate™.
Garmin Forerunner 630 è il nuovo sportwatch dedicato al podismo in grado di unire alle funzioni altamente tecnologiche dei suoi predecessori la possibilità di rilevare dati sulla condizione fisiologica dell’atleta, in questo modo ancora più consapevole del proprio stato di forma e quindi in grado di gestire al meglio lo sforzo durante un allenamento o una competizione. Innovative le nuove dinamiche di corsa avanzate: associato alla fascia cardio HRM4-Run fornisce valori circa la cadenza, il tempo di contatto con il suolo bilanciato tra piede destro/sinistro e l’oscillazione verticale, ed è in grado di stimare il massimo consumo di ossigeno (VO2max). Ma è in due funzioni che il FR 630 è davvero senza precedenti: con la funzione ”Soglia Anaerobica” si stima la soglia di deflessione cardiaca dell’atleta sulla base della frequenza cardiaca e del passo dell’atleta, e con Stress Score si misura la variabilità del battito cardiaco per valutare il livello complessivo di “condizione” dell’atleta per impostare i giusti carichi di lavoro. A fianco del Forerunner 630, Garmin presenta Forerunner 230, un GPS running watch che permette di registrare dati di distanza percorsa, tempo, frequenza cardiaca. Ma non solo, è anche in grado di stimare il massimo consumo di ossigeno (VO2max). Questo è un dato davvero importante attraverso il quale lo strumento fornisce una previsione del tempo finale di una competizione, ma soprattutto è utile per identificare i giusti tempi di recupero tra un allenamento e l’altro. Così come il Forerunner 630, funziona anche come una vera e propria fitness band.

Forerunner 630 e Forerunner 230 sono dotati di display touchscreen a colori. Associandoti al proprio smartphone, tramite smart notification, sarà possibile ricevere sul dispositivo da polso avvisi di messaggi quali e-mail, SMS, chiamate in arrivo e notifiche di calendario, in modo da avere tutto sotto controllo per essere sempre connessi con amici e familiari. Tramite la piattaforma software Garmin Connect IQ™ gli sportwatch possono essere personalizzati con applicazioni, widget, schermi e nuovi campi dati, così da renderlo più funzionale alle proprie esigenze. Forerunner 630 e Forerunner 230 sono in grado di scaricare, tramite Wi-Fi®, i dati rilevati direttamente e in modo automatico su Garmin Connect™ attraverso il proprio smartphone e l’applicazione Garmin Connect Mobile.

Il Forerunner 235 è un vero e proprio gioiello di tecnologia che prosegue nel percorso di evoluzione tecnologica di Garmin. Infatti, il nuovo sportwatch è in grado di registrare i dati i valori del battito cardiaco senza l’uso della fascia toracica, ma acquisendo il battito dal polso grazie alla tecnologia proprietaria dell’azienda: Garmin Elevate™. Questi e gli altri valori vengono visualizzati su un’interfaccia a colori facile da consultare, così che ogni atleta abbia la possibilità di tenere monitorato l’andamento di un allenamento o di una gara. Il nuovo dispositivo, infatti, fornisce dati importanti per il runner moderno: oltre a distanza, velocità, passo e frequenza cardiaca, Garmin Forerunner 235 è in grado di stimare il massimo consumo di ossigeno. Il valore di VO2max è un dato importante per identificare i giusti tempi di recupero tra un allenamento e l’altro, oltre a fornire una previsione del tempo finale di una competizione. Il display touchscreen a colori mostra i dati registrati in modo chiaro e intuitivo, così da garantire all’atleta la concentrazione necessaria per raggiungere il suo obiettivo. Forerunner 235 prevede funzioni smart notification grazie alle quali si possono visualizzare direttamente sul dispositivo, dal proprio smartphone, notifiche di chiamate, sms ed e-mail. Tramite avvisi sonori, l’atleta è tenuto al corrente sull’andamento della propria corsa e quindi motivato a mantenere il ritmo preimpostato. Dal design semplice e discreto, possono essere indossati ogni giorno, funzionando anche come fitness band. Garmin Forerunner 235 è compatibile con la nuova piattaforma Connect IQ™ tramite la quale può essere personalizzato con campi dati, applicazioni e widget, rendendolo ancora più funzionale alle esigenze degli sportivi.


Per il lancio di tre nuovi prodotti dedicati alla corsa a piedi, Garmin Italia vola oltre oceano per presentare in anteprima, e in modalità esclusiva ad un gruppo di atleti italiani iscritti alla 42 chilometri della Big Apple, la nuova offerta della famiglia Forerunner studiata per  podisti sempre più esigenti, come i quattrocento italiani della spedizione Born To Run alla New York City Marathon del prossimi 1 Novembre, che alla vigilia della gara potranno partecipare al gran galà di presentazione dei nuovi sportwatch Garmin. Ma non solo perché questi maratoneti potranno toccare con mano i prodotti durante gli allenamenti collettivi previsti in Central Park con l’oro di Atene 2004 Stefano Baldini e del noto trainer Fulvio Massini nei giorni che precedono il grande evento.

Il clou dell’iniziativa sarà la vigilia della maratona, sabato 31 ottobre, con l’incontro esclusivo tra i tecnici dell’azienda e i 400 membri della spedizione di Born To Run: in questa occasione si terrà la premiere dei Forerunner 630, 230 e 235, con i preziosi consigli di campioni, allenatori e tecnici dell’azienda, sul corretto utilizzo dei nuovi sportwatch. Infatti, a testimoniare il battesimo dei Forerunner ci sarà Stefano Baldini che al fianco di Fulvio Massini e di Silvia Schiapparoli (Sport e Outdoor Marcom Manager di Garmin Italia) correranno la New York City Marathon indossando i tre nuovi arrivati.

Naturalmente Garmin Italia sarà a supporto di tutti i nostri connazionali: nei giorni che precedono la competizione lo staff italiano sarà presente presso l’area expo della New York City Marathon, centro nevralgico per il ritiro del pettorale, per fornire l’assistenza e il “sostegno” alle migliaia di runner italici. Tutto il progetto legato al lancio dei nuovi Forerunn sarà documentato da un video che verrà prodotto e “girato” (comprese le fasi di gara) con le action cam Garmin VIRB XE.

Garmin Forerunner 630 sarà disponibile nei migliori punti vendita a partire da novembre 2015 ad un prezzo consigliato al pubblico di 399,00 Euro e di 449,00 Euro per la versione bundle con fascia cardio. Per acquistarlo da MOTUS al prezzo scontato di 339,15 euro (381,65 euro nella vesione bundle) CLICCA QUI

Garmin Forerunner 230 sarà disponibile nei migliori punti vendita a partire da novembre 2015 ad un prezzo consigliato al pubblico di 249,00 Euro e di 299,00 Euro per la versione bundle con fascia cardio. Per acquistarlo da MOTUS al prezzo scontato di  254,15 euro (296,65 euro nella vesione bundle) CLICCA QUI

Garmin Forerunner 235 sarà disponibile nei migliori punti vendita a partire da novembre 2015 ad un prezzo consigliato al pubblico di 349,00 Euro.Per acquistarlo da MOTUS al prezzo scontato di 296,65 euro  CLICCA QUI

 

3T REVO : RIVOLUZIONARIO MANUBRIO TRIATHLON DALLA 3T

Esordisce oggi sul mercato il nuovo manubrio triathlon "REVO" della 3T.

Questo manubrio presenta le estensioni ("corna") per la presa laterale in posizione invertita (bassa e verso il posteriore della bici, non alta e verso il lato frontale). Questa soluzione aumenta l'ergonomia e la sicurezza dell'impugnatura, migliora la guidabilita' della bicicletta e la sensazione di controllo alle alte velocita'. Il passaggio cavi e' interno, come in tutti i manubri di alta gamma in carbonio della 3T.

E' disponiblie sia in carbonio "HM" ad alto modulo (LTD) che in carbonio tradizionale (TEAM con grafica rossa e TEAM STEALTH in nero opaco con grafica nera lucida). Al momento, non e' prevista una versione in alluminio.

La configurazione completa comprende spessori (riser), estensioni e poggia gomiti

Come per il VOLA, le estensioni sono montabili sia sopra che sotto il manubrio, sia all'interno che all'esterno degli attacchi "riser" conferendo grandissima versatilita' al prodotto in termini di posizionamento per rispondere ad ogni esigenza.
 
Il nuovo manubrio 3T REVO è acquistabile online sul sito motusport.it o motustriathlon.com.
 
Per dettagli e acquisti CLICCA QUI
 
Di seguito un video con il forte triathleta italiano DANIEL FONTANA che illustra il nuovo manubrio 3T REVO montatao sulla sua bici KUOTA KALIBUR
 
 

BROOKS CASCADIA 10 : IL TEST

NOBILI ORIGINI

Ragazzi, stiamo per parlare della scarpa di Scott Jurek! Cioè, avete presente chi è SJ? Praticamente il Cristiano Ronaldo delle ultratrail americane. Lui non corre, lui È LA CORSA!

È uno tra i pochi fortunati ad aver corso con i tarahumara e Caballo Blanco nella storia poi raccontata nel libro Born to Run!

Qua c’è qualcosa su Scott Jurek ma riuscire a capire cos’ha fatto per la corsa questo uomo è davvero difficile, anche solo da immaginare. Basti pensare che ha vinto più e più volte tutte le ultramaratone più toste degli USA.

Una cosa però è certa: ha sviluppato e continua a farlo insieme a Brooks il prodotto top di gamma da Trail proposto dalla marca americana, le Cascadia appunto, arrivate alla versione 10 di una lunga storia fatta di soli successi ed apprezzamenti universali.

SJ è di Seattle – primo tra i top ultramaratoneti a non venire dalla California – e a Seattle ci si allena sulle montagne lì vicino che (guarda caso) si chiamano proprio Cascades, da cui prendono il nome le scarpette di cui parliamo oggi.

SENTIRSI A CASA

brooks_cascadia_10_02

Brooks, con la sua proposta, resta fedele a un motto che non stancherà mai: “se una cosa funziona così bene, perchè mai cambiarla?”. E, in effetti, le evoluzioni della scarpa negli anni sono sempre state misurate e accuratamente studiate per non sconvolgere una calzatura che è un chiaro punto di riferimento per il settore del Trail Running.

Appena indossi la versione 10 ti accorgi subito che è una Brooks: fit morbido e avvolgente, pianta larga ideale per un corridore neutro, e una immediata buona sensazione generale.

Poi inizi a correrci e se per caso hai provato nella tua vita qualche altra versione della stessa scarpa ti senti come la domenica a pranzo dai parenti, in famiglia e perfettamente a tuo agio! Sai dove trovare i bicchieri, i piatti, le posate e pure i grissini!

IN ACTION

brooks_cascadia_10_04

I nostri Colli Euganei e le colline toscane sono due ottime palestre per testare le Cascadia. Quasi tutto sterrato, salvo rari pezzi di asfalto, esalta la natura off road della scarpa a cui, proprio sul duro bitume, non piace stare.

In salita: grip fenomenale, puntale alto molto efficace per superare asperità e ostacoli, bella protezione generale, forse un po’ pesanti e molto strutturate e quindi – a essere puntugliosi – non perfette per corridori veloci e tecnici.

In discesa: esaltanti! Grip di nuovo strepitoso, messo ancora più in evidenza dalle condizioni estreme di terreni sassosi e sabbiosi, ottima risposta ammortizzante in tutte le aree della pianta, robustezza e solidità perfette per tenere in asse il piede e guidarlo verso appoggi sicuri e precisi. Più facile un appoggio “classico” di tallone che uno più tecnico di avampiede ma, in discesa, ci può stare.

Sul piano: buona sensazione generale, comfort e protezione ottime, struttura bella compatta e protettiva, forse di nuovo leggermente pesanti e sovrastrutturare, anche qui più adatte a una corsa “classica” che a una più naturale e tecnica.
La punta ben “bananata” verso l’alto insieme a una buona flessibilità della suola rendono la scarpa perfetta su sterrato per affrontare tutti gli ostacoli, anche i sassi e le radici più aspre. E il grip della suola è, come sempre, ai massimi livelli; anche se la tassellatura è leggermente modificata rispetto alle versioni precedenti.

Suola e intersuola offrono un sistema di protezione dalle asperità perfetto, andando a “coprire” il piede laddove deve essere più protetto; sassi e insidie si percepiscono appena, senza fastidi. Il piede appoggia in un sistema assolutamente adatto a fare quello per cui questa scarpa è nata: proteggere!

SOTTO SOTTO QUALCOSA DI NUOVO C’È

brooks_cascadia_10_03

Due novità interessanti a mio avviso si percepiscono con “orecchio attento” a livello di sostegno e comfort.

Nell’interno piede la “gabbia”, introdotta rispetto alla versione precedente, irrigidisce lo scheletro di supporto e tiene la scarpa più in “posizione”. L’obiettivo pienamente raggiunto è limitare i cedimenti verso l’interno del piede dovuti ad appoggi non perfetti sulle asperità del terreno.
La suola, che ricordo da sempre come la cosa che mi piaceva meno delle Cascadia (perché “rigidona” come da buon paio di scarpe da trail classiche), ora appare un soffio più morbida, meno secca ed effettivamente una delle maggiori novità sta proprio qui. La mescola classica in Eva è arricchita sul tallone dalla tecnologia già adottata su alte calzature della casa americana, il  BIOMoGo DNA, che consente una ammortizzazione ed un ritorno di energia adattivo. Se picchi forte restituisce tanto, se picchi piano, restituisce leggero. Una novità che personalmente apprezzo molto e che specialmente nelle lunghe percorrenze offre un livello di comfort piacevolmente più alto rispetto alle versioni precedenti. Forse avrei preferito la percezione di questa azione più accentuata anche nella zona dell’avampiede.

Interessante anche il mesh della scarpa, in tessuto antiumidità che lascia il piede sempre perfettamente asciutto e ben ventilato. Allo stesso tempo il puntale è sufficientemente robusto da non far percepire eventuali (e consueti) “calcioni di punta” a sassi e rami sparsi qua e là, ma gli inserti non rovinano la calzata con inutili cuciture interne fastiodiose da gestire. .

PESI, MISURE E ALTRE COSETTE

La scarpa pesa 320g, non leggerissima, un peso classico per un prodotto da running classico. Ha un drop di 10mm, non troppo indirizzato ad una corsa di avampiede, ma più favorevole ad una corsa neutra di tallone, anche per lunghe distanze. È ideale per ogni tipo di runner, anche per i più “pesanti”, e ci si possono correre tutte le distanze. Dai trail leggeri e rapidi a corse più lunghe e “spinte”. Una scarpa davvero universale e adatta a tutti. Diciamo che nel mondo dei fuoristrada rappresentano una Jeep Grand Cherokee, super equipaggiata e adatta a tutti i terreni e a tutti gli autisti, anche ai meno preparati. Ci puoi fare sterrato stando comodamente seduto su dei comodi sedili in pelle ed accendendo il climatizzatore. Una scarpa che non lascia spazio a sorprese, una formula collaudata ed affidabile.

Quindi che dire? Comfort, durabilità, piacevolezza generale, sostegno e robustezza, grip, cosa volere di più da una scarpa? L’unico difetto della Cascadia è, a parer mio, quello di offrire una formula talmente collaudata e ben funzionante, che non è più in grado di stupire. È una scarpa fedele e pronta a rispondere a tutte le esigenze, senza mai strafare e perdersi in eccessi tecnologici o in strane filosofie, che magari possono essere affascinanti ma sicuramente sono difficili da dominare.

Una scarpa tanto strutturata (forse troppo?) e poco adatta ad una corsa minimalista e naturale che tanto va di moda anche tra i massimi ultrarunner (Kupricka e Gregoretti, per citarne due), e se vogliamo anche poco “veloce”, e poco capace di farti vivere appieno il rapporto con la terra che ti corre sotto i piedi. Tuttavia la percentuale di runner che sa davvero sfruttare una scarpa minimalista e netural, per di più da trail, è molto poca rispetto alla massa di corridori “classici”. Ed è a questi che punta la Cascadia 10: un prodotto che resta perfettamente pronto a rispondere alle esigenze di ogni atleta, più o meno esperto o tapascione che sia. Parola di Scott Jureck: molto poco tapascione, ma che se continua a correrci tutti quei km un motivo ci sarà! :-)

Enrico Segantin

(FONTE RUNLOVERS.IT)
PUOI ACQUISTARE LA TUA BROOKS CASCADIA 10 SU MOTUSPORT.IT : CLICCA QUI

DISCESA LIBERA : COME CORRERE IN DISCESA

Discesa libera

Molti easy runners non vedono di buon occhio la discesa. Ne sono intimoriti, pensano che possa causare infortuni. Non così i corridori di livello, che invece la affrontano come una qualsiasi altra asperità del terreno. L’hard runner vive la discesa in modo positivo perché sa bene che nei tratti in pendenza si possono decidere le gare. Ma anche lui spesso ignora che la corsa in discesa rappresenta pure un ottimo mezzo allenante per la forza specifica degli arti inferiori e per la rapidità. L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di fornire una serie d’indicazioni pratiche sul modo più opportuno e razionale di affrontare la discesa e di trasformarla in un efficace mezzo di allenamento.

 

L’importanza dello stile

Prima di tutto alcune indicazioni tecniche: la discesa non va affrontata prendendo contatto con la parte posteriore del tallone. È la parte laterale del tallone che deve toccare terra per prima, ma la sensazione dev’essere quella di appoggiare su tutta la pianta, non solo di tallone. Se il tuo appoggio è corretto sentirai la schiena libera e non percepirai alcun contraccolpo. Inoltre sentirai i quadricipiti lavorare di più. Fai attenzione a non arretrare di spalle, come l’istinto suggerirebbe, perché così facendo le gambe avanzerebbero troppo rispetto al busto in fase di appoggio. Con le spalle perpendicolari ai piedi, l’azione di corsa risulterà più fluida ed efficace. Le braccia vanno tenute come nella normale corsa in pianura, con gli avambracci che sfiorano le creste iliache del bacino. Aumentando la velocità può darsi che l’azione delle braccia risulti scomposta: è normale all’inizio, si corregge automaticamente man mano che si acquista sensibilità e, soprattutto, equilibrio. Lo sguardo non dovrà puntare in basso, ma in avanti, verso il termine della discesa. Infine, in discesa acquisirai velocità. Per ridurla, ti basterà accorciare i passi. Dopo questa sorta di “ripasso tecnico”, entriamo nei particolari.

 

A cosa serve

1. Sviluppa la forza eccentrica, ovvero quel tipo di forza utile a tutti i podisti, che il muscolo sviluppa quando resiste al peso di una resistenza (in questo caso proprio quella del suo corpo).

 

2. Fa acquisire rapidità d’azione, qualità indispensabile per chi si dedica alle gare brevi, comprese quelle in pista, ma anche per gli specialisti delle “mezze” e delle maratone, che devono però svilupparla in periodi lontani da quello di preparazione specifica.

 

3. Migliora la coordinazione; una caratteristica, questa, che consente di rendere meno dispendiosa e più efficace l’azione di corsa, soprattutto nei momenti critici quali ad esempio i sorpassi o i finali di gara, e che permette al corridore di sentirsi a proprio agio su qualunque tipo di tracciato.

 

E ora al lavoro!

Gli allenamenti che ti propongo e che puoi trovare riassunti nella tabella qui sotto, vanno corsi su discese con pendenze dal 2 al 6% e lunghezze dai 100 ai 1.000 metri. Per le prime volte ti consiglio di effettuarli su asfalto. In seguito, soprattutto se hai in programma delle corse su sterrato, potrai effettuare i lavori su terreni accidentati. Ovviamente, mi raccomando, concentrati sempre sulla tecnica di corsa. Per quanto riguarda il riscaldamento, dovrà essere tale da preparare adeguatamente l’organismo allo sforzo piuttosto intenso che si appresta a compiere. Ogni fast runner ha un suo modo di riscaldarsi, quindi mi sembra superfluo dare indicazioni in questo senso. Per quanto invece concerne il recupero, nella tabella è indicato in minuti sia quello tra le singole ripetizioni, sia quello tra le serie. Tra una discesa e l’altra va effettuato correndo molto lentamente, meglio se tornando al punto di partenza. 

 

Cinque allenamenti da provare

 

 

Pendenza

della discesa

Lunghezza

della discesa

Numero

di serie

Numero di

ripetizioni

per serie

Recupero tra

le ripetizioni

Recupero

tra le serie

Proposta 1 2-3% 100 m 2-4 3-5 3' 6'
Proposta 2 2-3% 200 m 2-4 2-4 3' 6'
Proposta 3 5-6% 200 m 1 10-20 3' -
Proposta 4 3-5% 500 m 1 6-10 3' -
Proposta 5 2-3% 1.000 m 1 3-7 5-6' -

 

(BY Fulvio Massini)

KUOTA TT BIKES : KALIBUR VS KT05

Ecco un video che mette a confronto due splendide time trial bikes (bici per prove di triathlon o prove a cronometro) : KUOTA KALIBUR e KUOTA KT05. Ad illustrare le caratteristiche tecniche di queste bici KUOTA , due triathleti professionisti di primissimo livello : l'italiano DANIEL FONTANA e il tedesco ANDI BOECHERER, entrambi testimonials di KUOTA BIKES.
Puoi trovare le bici KUOTA nel nostro punto vendita MOTUS ad Arezzo o nei nostri store online www.motusport.it e www.motustriathlon.com.
Per dettagli e per acquisti sulle biciclette KUOTA , CLICCA QUI
 
 

SCARPE ON RUNNING : CORRERE SULLE NUVOLE

scarpa running ON CLOUDSURFER 2016 MEN NAVY & STEEL FRONT.jpgOn: A totally different running sensation.

Ammortizzazione sì/no. Minimal con ammortizzazione o meno. Niente ammortizzazione. Supporto. No, nessun supporto.

Si può ancora inventare qualcosa nel campo delle scarpe da running? Si può, così hanno pensato quelli di On qualche anno fa.

Metti tre amici. Che corrono. Fermali. No, non ci riesci.

Olivier Bernhard e i suoi amici David Allemann e Caspar Coppetti pensavano che la scarpa perfetta non l’avesse ancora fatta nessuno. Olivier era un campione di duathlon che spesso aveva sofferto di tendiniti. Si era convinto che fosse a causa delle scarpe. Ne parlò ai suoi amici e insieme iniziarono a fare prototipi. L’idea – come tutte le idee geniali – è che correndo si sviluppa energia che viene dissipata: viene scaricata a terra, ma a beneficio di chi? Di cosa? Meglio recuperarla, per infondere al runner una nuova e più piena esperienza di corsa. Nasce così l’idea di un brevetto che immagazzina l’energia accumulata in fase di compressione e la rilascia in fase di stacco, aumentando di fatto l’energia sviluppata nello stacco da terra, ma in pura forma meccanica. Rende insomma più efficiente la corsa.

Ispirati da un tubo per innaffiare il giardino.

Beh, non è che il tubo in sé li abbia persuasi. È più corretto dire che quel preciso tubo è stato impiegato per realizzare i primi prototipi: ne tagliarono delle sezioni di qualche centimetro di lunghezza, le incollarono sotto la suola e ne venne fuori un prototipo che racchiudeva il germe della forma futura: il cloud, la caratteristica sezione a forma di nuvola che caratterizza le cellule della suola di queste innovative scarpe.

La nuova dimensione dell’ammonizzazione.

L’ammortizzazione – pensavano i tre amici – funziona solo in fase di compressione: attutisce cioè la spinta del piede verso il basso. Ma non si corre saltando come dei canguri. Ci si spinge in avanti. Quindi: perché non sfruttare questa energia immagazzinata? Già, ma come? Reinventando il sistema di ammortizzazione, che non attutisce e basta, ma si carica come una molla, per rilasciare in fase di stacco, rendendo la corsa più fluida ed efficiente, oltre che più naturale. E “naturale” è un’altra chiave di lettura di queste rivoluzionarie scarpe: i suoi inventori volevano che la sensazione di corsa fosse il più naturale possibile: volevano sentire la strada sotto il piede (compressione) per poi sfruttare l’energia quando il piede si stacca da terra.

Correre sulle nuvole.

È la promessa dei fondatori di On, nata operativamente nel 2010 e che ad ottobre del 2012 ha venduto il 100millesimo paio di scarpe.
Il cielo è pieno di nuvole, ma sono nuvole che non portano pioggia e che sono soffici. E ci spingono, verso nuove strade.

Le On sono disponibili da MOTUS a prezzi scontati variabili fra  114€ a 153€ in Italia. Per acquistarle online, clicca qui.

( Di - DA RUNLOVERS)

 

KUOTA : KALIBUR TIME TRIAL BIKE 2016

MOTUS è rivenditore di biciclette KUOTA.
Un marchio che offre una ampia gamma di modelli di bicicletta per specialità come il triathlon e le prove a cronometro (TIME TRIAL).
Uno dei gioielli di casa KUTA è il KALIBUR 2016, una TT bike sviluppata grazie al contributo prezioso di triathleti e ciclisti professionisti della squadra ANDRONI CYCLING TEAM. Ecco un video che illustra alcune caratteristiche del progetto KUOTA KALIBUR 2016.
Per dettagli e per acquistare la tua bici KUOTA CLICCA QUI
 
Joomla SEF URLs by Artio
Newsletter Iscriviti per ricevere OFFERTE, SCONTI e NOVITA'!

realizzazione sito web www.sitiwebegrafica.it siti web arezzo SEO | lk | map