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BROOKS CASCADIA 10 : IL TEST

NOBILI ORIGINI

Ragazzi, stiamo per parlare della scarpa di Scott Jurek! Cioè, avete presente chi è SJ? Praticamente il Cristiano Ronaldo delle ultratrail americane. Lui non corre, lui È LA CORSA!

È uno tra i pochi fortunati ad aver corso con i tarahumara e Caballo Blanco nella storia poi raccontata nel libro Born to Run!

Qua c’è qualcosa su Scott Jurek ma riuscire a capire cos’ha fatto per la corsa questo uomo è davvero difficile, anche solo da immaginare. Basti pensare che ha vinto più e più volte tutte le ultramaratone più toste degli USA.

Una cosa però è certa: ha sviluppato e continua a farlo insieme a Brooks il prodotto top di gamma da Trail proposto dalla marca americana, le Cascadia appunto, arrivate alla versione 10 di una lunga storia fatta di soli successi ed apprezzamenti universali.

SJ è di Seattle – primo tra i top ultramaratoneti a non venire dalla California – e a Seattle ci si allena sulle montagne lì vicino che (guarda caso) si chiamano proprio Cascades, da cui prendono il nome le scarpette di cui parliamo oggi.

SENTIRSI A CASA

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Brooks, con la sua proposta, resta fedele a un motto che non stancherà mai: “se una cosa funziona così bene, perchè mai cambiarla?”. E, in effetti, le evoluzioni della scarpa negli anni sono sempre state misurate e accuratamente studiate per non sconvolgere una calzatura che è un chiaro punto di riferimento per il settore del Trail Running.

Appena indossi la versione 10 ti accorgi subito che è una Brooks: fit morbido e avvolgente, pianta larga ideale per un corridore neutro, e una immediata buona sensazione generale.

Poi inizi a correrci e se per caso hai provato nella tua vita qualche altra versione della stessa scarpa ti senti come la domenica a pranzo dai parenti, in famiglia e perfettamente a tuo agio! Sai dove trovare i bicchieri, i piatti, le posate e pure i grissini!

IN ACTION

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I nostri Colli Euganei e le colline toscane sono due ottime palestre per testare le Cascadia. Quasi tutto sterrato, salvo rari pezzi di asfalto, esalta la natura off road della scarpa a cui, proprio sul duro bitume, non piace stare.

In salita: grip fenomenale, puntale alto molto efficace per superare asperità e ostacoli, bella protezione generale, forse un po’ pesanti e molto strutturate e quindi – a essere puntugliosi – non perfette per corridori veloci e tecnici.

In discesa: esaltanti! Grip di nuovo strepitoso, messo ancora più in evidenza dalle condizioni estreme di terreni sassosi e sabbiosi, ottima risposta ammortizzante in tutte le aree della pianta, robustezza e solidità perfette per tenere in asse il piede e guidarlo verso appoggi sicuri e precisi. Più facile un appoggio “classico” di tallone che uno più tecnico di avampiede ma, in discesa, ci può stare.

Sul piano: buona sensazione generale, comfort e protezione ottime, struttura bella compatta e protettiva, forse di nuovo leggermente pesanti e sovrastrutturare, anche qui più adatte a una corsa “classica” che a una più naturale e tecnica.
La punta ben “bananata” verso l’alto insieme a una buona flessibilità della suola rendono la scarpa perfetta su sterrato per affrontare tutti gli ostacoli, anche i sassi e le radici più aspre. E il grip della suola è, come sempre, ai massimi livelli; anche se la tassellatura è leggermente modificata rispetto alle versioni precedenti.

Suola e intersuola offrono un sistema di protezione dalle asperità perfetto, andando a “coprire” il piede laddove deve essere più protetto; sassi e insidie si percepiscono appena, senza fastidi. Il piede appoggia in un sistema assolutamente adatto a fare quello per cui questa scarpa è nata: proteggere!

SOTTO SOTTO QUALCOSA DI NUOVO C’È

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Due novità interessanti a mio avviso si percepiscono con “orecchio attento” a livello di sostegno e comfort.

Nell’interno piede la “gabbia”, introdotta rispetto alla versione precedente, irrigidisce lo scheletro di supporto e tiene la scarpa più in “posizione”. L’obiettivo pienamente raggiunto è limitare i cedimenti verso l’interno del piede dovuti ad appoggi non perfetti sulle asperità del terreno.
La suola, che ricordo da sempre come la cosa che mi piaceva meno delle Cascadia (perché “rigidona” come da buon paio di scarpe da trail classiche), ora appare un soffio più morbida, meno secca ed effettivamente una delle maggiori novità sta proprio qui. La mescola classica in Eva è arricchita sul tallone dalla tecnologia già adottata su alte calzature della casa americana, il  BIOMoGo DNA, che consente una ammortizzazione ed un ritorno di energia adattivo. Se picchi forte restituisce tanto, se picchi piano, restituisce leggero. Una novità che personalmente apprezzo molto e che specialmente nelle lunghe percorrenze offre un livello di comfort piacevolmente più alto rispetto alle versioni precedenti. Forse avrei preferito la percezione di questa azione più accentuata anche nella zona dell’avampiede.

Interessante anche il mesh della scarpa, in tessuto antiumidità che lascia il piede sempre perfettamente asciutto e ben ventilato. Allo stesso tempo il puntale è sufficientemente robusto da non far percepire eventuali (e consueti) “calcioni di punta” a sassi e rami sparsi qua e là, ma gli inserti non rovinano la calzata con inutili cuciture interne fastiodiose da gestire. .

PESI, MISURE E ALTRE COSETTE

La scarpa pesa 320g, non leggerissima, un peso classico per un prodotto da running classico. Ha un drop di 10mm, non troppo indirizzato ad una corsa di avampiede, ma più favorevole ad una corsa neutra di tallone, anche per lunghe distanze. È ideale per ogni tipo di runner, anche per i più “pesanti”, e ci si possono correre tutte le distanze. Dai trail leggeri e rapidi a corse più lunghe e “spinte”. Una scarpa davvero universale e adatta a tutti. Diciamo che nel mondo dei fuoristrada rappresentano una Jeep Grand Cherokee, super equipaggiata e adatta a tutti i terreni e a tutti gli autisti, anche ai meno preparati. Ci puoi fare sterrato stando comodamente seduto su dei comodi sedili in pelle ed accendendo il climatizzatore. Una scarpa che non lascia spazio a sorprese, una formula collaudata ed affidabile.

Quindi che dire? Comfort, durabilità, piacevolezza generale, sostegno e robustezza, grip, cosa volere di più da una scarpa? L’unico difetto della Cascadia è, a parer mio, quello di offrire una formula talmente collaudata e ben funzionante, che non è più in grado di stupire. È una scarpa fedele e pronta a rispondere a tutte le esigenze, senza mai strafare e perdersi in eccessi tecnologici o in strane filosofie, che magari possono essere affascinanti ma sicuramente sono difficili da dominare.

Una scarpa tanto strutturata (forse troppo?) e poco adatta ad una corsa minimalista e naturale che tanto va di moda anche tra i massimi ultrarunner (Kupricka e Gregoretti, per citarne due), e se vogliamo anche poco “veloce”, e poco capace di farti vivere appieno il rapporto con la terra che ti corre sotto i piedi. Tuttavia la percentuale di runner che sa davvero sfruttare una scarpa minimalista e netural, per di più da trail, è molto poca rispetto alla massa di corridori “classici”. Ed è a questi che punta la Cascadia 10: un prodotto che resta perfettamente pronto a rispondere alle esigenze di ogni atleta, più o meno esperto o tapascione che sia. Parola di Scott Jureck: molto poco tapascione, ma che se continua a correrci tutti quei km un motivo ci sarà! :-)

Enrico Segantin

(FONTE RUNLOVERS.IT)
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